Gli Stati Uniti di Trump pronti a cancellare il Sudan dalla lista dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo


Di Emanuela Maccarrone


Il Sudan, dopo 17 anni di guerra civile, ha intrapreso una transizione verso un regime democratico; è quanto si apprende da un recente articolo di VaticanNews.

Il Paese è giunto a un accordo tra il Governo e i gruppi ribelli stabilendo cambiamenti quali: la divisione dei poteri, la sicurezza, le proprietà terriere, il ritorno degli sfollati a causa della guerra e la giustizia di transizione e la smobilitazione delle milizie armate, i cui membri verranno integrati nelle Forze armate nazionali.

A conferma di ciò, gli Stati Uniti sono pronti a cancellare il Sudan dalla lista dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo, purché risarcisca con una cifra di 335 milioni di dollari le famiglie delle vittime statunitensi degli attentati terroristici, avvenuti nel 1998, contro le ambasciate americane in Kenya e in Tanzania.

Il premier sudanese, Abdalla Hamdok, dopo aver ringraziato gli Stati Uniti ha precisato : “i sudanesi sono un popolo che ama la pace e non ha mai sostenuto il terrorismo”.

Accanto agli Stati Uniti, anche l’Europa ha mostrato la sua apertura al Sudan. L’Europa sostiene che questa transizione consentirà al Paese di essere riammesso nella comunità internazionale e nell’economia mondiale.

Padre Filippo Ivardi, direttore del periodico dei missionari comboniani ‘Nigrizia’, sostiene l’importanza di questo passaggio: “Permetterebbe al Sudan di avere accesso agli investimenti internazionali, poiché sta attraversando una forte crisi economica. Aver assicurato il Governo americano di questo pagamento, perché era una delle condizioni per togliere il paese dalla lista dei Paesi ancora considerati terroristi, dovrebbe garantire questa apertura anche agli aiuti internazionali”.

Il direttore afferma che l’apertura della comunità internazionale è fondamentale anche per un altro motivo: “Un’apertura alla comunità internazionale può dare maggior credito a questo Governo di transizione. Il rischio è che i militari, di fronte a una situazione molto difficile, possano riprendere in mano le sorti del Paese”.

Come fa notare Filippo Ivardi, il Sudan è un grande produttore di oro (rappresenta il 70% delle sue esportazioni) e esporta molto bestiame. Risorse che, insieme agli aiuti internazionali, potrebbero permettere al Paese una ripresa economica.

 


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