Shemà. Commento al Vangelo del 24 ottobre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Lc 13,1-9

sabato 24 ottobre 2020

Il vangelo di oggi è come il tassello finale che completa il cammino percorso dalla liturgia in questa settimana. Abbiamo contemplato che Gesù è un maestro esigente, un maestro d’amore, che ci affida tutto di sè e che perciò non può che suscitare una risposta d’amore, in chi si lascia raggiungere dal suo dono. La liturgia, attraverso l’ascolto quotidiano della Parola di Dio, in questa settimana  ci ha guidato a comprendere come rispondere all’amore di Gesù: con responsabilità, con libertà, con passione, con attenzione agli altri. Oggi, dunque, siamo pronti per poter alzare il nostro sguardo e guardare in alto, cambiare prospettiva.  Il Vangelo ci presenta Gesù, provocato di fronte alla notizia del massacro dei Galilei, e quindi di fronte alla violenza umana, alla realtà del dolore, dell’ingiustizia e della morte innocente. La reazione di Gesù non si concentra sul male che gli viene riferito, non sull’ingiustizia di quella strage, non dice nulla su quelle persone morte o su Pilato, che ha fatto uccidere quelle persone. Neppure una parola contro il potere romano, contro il potere dell’oppressore. Le parole di Gesù sono invece contro il giudizio della gente, contro il loro modo di vedere e di leggere quegli avvenimenti di violenza: “se lo sono meritato”. Quante volte pensiamo anche noi così di certi eventi, di certe persone! E’ umano giudicare in questo modo, ma proprio su questo Gesù ci fa riflettere, citando l’esempio di un incidente: il crollo della torre di Siloe. Anche quelle persone morte per il crollo della torre si sono meritate la morte? Una questione che, affrontata con i criteri religiosi e culturali propri dei contemporanei di Gesù, potrebbe suonare così:  sono forse i peccati che determinano la nostra vita? Resto in vita se non faccio peccati, o resto in vita perché Dio mi fa misericordia? Ecco, Gesù desidera cambiarci la prospettiva dalla quale vediamo la realtà: non a partire dal peccato, non dai nostri sbagli, ma a partire dalla misericordia, dall’amore di Dio per noi, dalla cura e dalla pazienza che Lui ci offre ogni giorno. Se vediamo la realtà dalla nostra prospettiva umana, non possiamo spiegarci il dolore, e soprattutto il dolore degli innocenti: non ci sono criteri logici per cui tutto questo accada, perché il dolore è una realtà incomprensibile, non ci sono spiegazioni! ma se proviamo a cambiare prospettiva e guardiamo Gesù, se osserviamo il suo modo di vivere il dolore, di stare nella sofferenza, di rispondere alla prepotenza degli altri, alla persecuzione e perfino alla morte violenta, allora possiamo imparare a vivere tutto con grande dignità, senza lasciarci schiacciare dal peso del male, senza cedere allo scoraggiamento. Il Vangelo non ci dà spiegazioni, ma ci indica una via, la via di Dio che, come il vignaiolo di questa parabola che oggi ascoltiamo, fa di tutto per salvare il fico sterile, aspetta con pazienza infinita il tempo in cui questo fico possa cambiare, fino al punto di accogliere la vita in sè e mettere a disposizione di tutti offrire il suo frutto. Ringraziamo allora oggi il Signore e la Sua pazienza infinita, il Suo amore che ci fa crescere ogni giorno nella sapienza del Vangelo, fino a diventare noi stessi dono d’amore per gli altri. E’ quello che leggiamo nella prima lettura, in cui San Paolo scrive alla comunità cristiana di Efeso (4,7-16): “Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità”. Ogni giorno viviamo in un sistema pieno di ingiustizie: lo vediamo, lo sentiamo, lo  percepiamo da ogni parte, siamo noi quel fico sterile, inadeguati, in mezzo a questa società in cui sembra che solo i più sani, i più belli, i più astuti vadano avanti. Siamo noi quel fico sterile quando non ci è dato il diritto accogliere i fallimenti, le imperfezioni, i limiti che ci ritroviamo senza averli scelti o voluti. Abbiamo bisogno di pace, della pace del cuore, quella che ci viene dalla fiducia di Qualcuno che ci ama e che ci mantiene in vita, Qualcuno che ha tanta pazienza con noi da darci il tempo di crescere, di capire, di cadere e anche di pregare, perché possiamo sempre di più sperimentare che solo attraverso Gesù potrà  essere salvato ciò che noi ormai riteniamo essere perduto. Preghiamo insieme, allora, all’inizio di questo giorno, il Sal 121, il salmo che ci invita ad alzare lo sguardo, a cambiare prospettiva per poter sognare una nuova Gerusalemme, dove tutti vivremo in pace: “Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita come città unita e compatta. È là che salgono le tribù, le tribù del Signore. Secondo la legge d’Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i troni del giudizio, i troni della casa di Davide. Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su di te sia pace!». Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.” Buona giornata! 

Lc 13,1-9

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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