I veri cattolici credono nell’esistenza dell’Inferno: ecco cos’è, chi ci va e le pene eterne


Di Padre Giuseppe Tagliareni

L’INFERNO è la condizione del supplizio eterno riservato ai dannati. “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25,41-43): questa è la sentenza di dannazione dei reprobi e la motivazione della condanna è la totale mancanza di carità verso chi è misero.

La stessa cosa si dice nella parabola del ricco epulone (cfr. Lc 16,19-31), dove il ricco viene condannato al fuoco eterno per non aver avuto alcuna pietà del povero Lazzaro. Poiché siamo stati creati per amare, fallisce lo scopo della vita chi non ha imparato ad amare, ma ha passato il tempo per cercare altre cose: denaro, divertimenti, possedimenti, vanagloria, piaceri dei sensi, gratifiche, soddisfazioni varie, commettendo ogni genere di peccati.

Alla ricerca di queste cose si associa inevitabilmente tanta ingiustizia, tanta violenza, tanta mancanza di amore e durezza di cuore. Chi ad esempio, vuole arricchire, cercherà di accumulare denaro e fare delle speculazioni utili; non si piegherà di certo a guardare i poveri, a fare elemosine ai miseri, a dare aiuto ai sofferenti. Questo richiede tempo e sacrifici; il tempo è denaro e i sacrifici si fanno per se stessi, per arricchirsi. Non c’è né tempo né modo per occuparsi dei miseri! E così ci si chiude alla carità e si spalanca la via della perdizione.

Nella parabola del banchetto invece (cfr. Mt 22,2-10 e Lc 14,15-24), gli esclusi sono quelli che rifiutano l’invito alle nozze per interessi divergenti, per il troppo da fare, per un erroneo primato dato alla famiglia o ad altri beni terreni. Chi rifiuta l’invito divino, “non gusterà la Sua cena” nel Regno di Dio (cfr. Lc 14, 24), alla stregua dei suoi nemici, omicidi dei Suoi servi e inviati.

Chi va a finire allInferno?

Ce lo dice la Scrittura: “per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte”; “Fuori (dalla Gerusalemme celeste) i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna! (Ap 21,8; 22,15). In altre parole, va all’Inferno chi ha polarizzato la sua vita solo a se stesso o ad un idolo di vanità: il denaro, la vanagloria, una persona umana, una ideologia, un valore che passa e cade e pertanto non ha dato a Dio il primo posto nella vita e non ha cercato di vivere seguendo le Sue Leggi e i Suoi Comandamenti, incentrati sul comandamento dell’amore di Dio e del prossimo.

Secondo l’Apocalisse, i dannati sono:

-gli idolatri: hanno messo un idolo nel cuore a posto di Dio;

-i fattucchieri: coloro che usano fare magia a danno del prossimo;

-gli immorali: sono vissuti in modo disonesto e scandaloso;

-i vili: infedeli e capaci di tradire per un immediato beneficio;

-gli increduli: senza fede e incapaci di dare testimonianza a Dio;

-gli abietti: corrotti e perversi, viventi nel fango tra rospi e serpi;

-gli omicidi: violenti fino al punto di togliere la vita agli altri;

-i menzogneri: hanno fatto della menzogna la loro seconda natura.

L’elenco non è certo esaustivo, poiché molti altri se ne possono aggiungere, come i bestemmiatori, gli ignavi, i perversi, coloro che danno culto ai demoni e a Satana, i nemici della vera religione, i tanti anti-Cristi e falsi profeti che pullulano nel mondo, gli ipocriti, i trafficanti di uomini, i ladri, gli usurai, etc.

Ciò che in fondo caratterizza tutti i dannati è l’indurimento del cuore nel peccato (la “bestemmia contro lo Spirito Santo”) con il rifiuto di Dio e della Sua Misericordia offerta fino all’ultimo respiro, per ostinazione, per ribellione a Dio o per disperazione come Giuda Iscariota, “figlio della perdizione” (Gv 17,12). Chi non accetta la Misericordia, avrà la Giustizia.

Chi decide fino alla fine di restare in un orientamento esistenziale senza Dio, si mette da sé fuori della salvezza e perciò sarà condannato a restare in eterno senza Dio, poiché dopo la morte non si cambia più: è finito il tempo della prova.

All’uomo sarà dato quello che avrà voluto: o Dio o il non-Dio. Chi ha deciso di non amare Dio, di non cercarlo, di non volere la Sua comunione sarà fissato in questa volontà e andrà all’Inferno, creato sia per rispettare questa volontà perversa sia per punirla della sua perversione. Dio ci ha creato per amore, ma non sopporta che non Lo si ami.

La sentenza divina è indeformabile e inappellabile; le pene poi sono eterne, perché non sono più possibili conversione e pentimento. Il tempo della prova dura per tutta la vita terrena; alla morte si rimane fissati nella decisione ultima: con Dio o contro Dio. Per questo è molto importante abituarsi alla continua conversione a Dio e all’abbandono alla Sua Misericordia.

Quali sono le pene dell’Inferno?

La Scrittura parla di fuoco eterno, di abisso della perdizione da cui non si può uscire, di verme che non muore (= rimorso perenne), di pianto e stridore di denti (= disperazione e rabbia), di mancanza di ogni bene, di regno delle tenebre preparato per Satana e i suoi Angeli. Le tenebre indicano l’assenza di luce e quindi di Dio-Amore. Molti veggenti e Santi hanno avuto una diretta visione dell’Inferno, come i tre pastorelli di Fatima e Santa Faustina Kowalska. In sintesi essi affermano che i dannati soffrono moltissimo ogni genere di tormenti fisici e spirituali, tra cui:

-fuoco inestinguibile spirituale e materiale, che tormenta anima e  corpo, i sensi esterni e interni secondo la legge del contrappasso;

-buio e oscurità perenne, senza più alcuna luce vera;

-fetore insopportabile; grida, urla, bestemmie continue;

-implacabile rimorso della coscienza per le colpe commesse;

-disperazione piena per la consapevolezza che mai la sorte muterà;

-schiavitù eterna a Satana: re della menzogna e despota violento;

-separazione da Dio e perdita di ogni comunione con Lui: questa è la pena più grande.

“Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dal­l’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità” (dal “Diario” di Santa Faustina Kowalska).

Quest’ultima dice che la maggioranza dei dannati non credeva che esistesse un simile posto di tormenti. Ai tre pastorelli la Madonna rivelò che molti sono i peccatori che vanno all’Inferno, perché nessuno prega e si sacrifica per loro; il che vuol dire che se c’è chi prega ed offre penitenze per i peccatori, peraltro già prossimi a cadere negli abissi infernali, questi si possono salvare. Per questo i tre veggenti di Fatima offrirono la loro vita a Dio e si disposero alla penitenza e alle più grandi tribolazioni.

Nell’Inferno non cè amore, ma solo odio di tutti contro tutti; non c’è verità ma solo menzogna e inganno; non c’è luce, ma solo tenebre fitte; non c’è gioia, ma dolore e satanico piacere per il male; non c’è bellezza, ma orrore e schifezza; non c’è musica e canto, ma urla, bestemmie e cachinni; non c’è armonia, ma caos e confusione; non c’è riposo e pace, ma tormento e angoscia; non c’è benedizione, ma maledizione eterna; non c’è visione di Dio, ma fuoco inestinguibile.

Lucifero era il più bello degli Angeli; fattosi “come Dio” perse tutta la sua bellezza e divenne la Bestia, il dragone, Satana, il serpente tortuoso, che avrà la sua testa orgogliosa calpestata dalla Vergine Donna vestita di sole. Così tutti i demoni e tutti i dannati; anch’essi hanno messo il proprio io a posto di Dio: invece di dare gloria e amore al Creatore, hanno preteso per sé ogni centralità. Schiavi della vanità, si sono fatti perversi e violenti. Dio li mette lì dove meritano e dove non possano più nuocere ad alcuno.

Anche l’Inferno canta la gloria di Dio perché fa vedere in atto la Sua Giustizia, che elimina il male, lo punisce e lo rende inattivo. Dio è veramente il Signore di tutto e di tutti. Egli dà libertà, ma poi sanziona il male e premia il bene, dando ad ognuno il suo: ad ognuno sarà dato in eterno quello che nei fatti ha voluto, durante la prova del libero arbitrio. Così alla fine ognuno che sia capace di volere dovrà a se stesso la sua salvezza o la sua perdizione. Così è giusto.

 


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