La “PANICODEMIA” sostiene uno stato autoritario


Di Gian Piero Bonfanti

Fintanto che alla sera si potrà  mettere un piatto in tavola per tutta la famiglia nulla cambierà.

Questa è la ricetta che è sempre stata utilizzata per tenere buono il popolo, per far sì che nessuno agisca con il tipico “colpo di testa”, per tenere sotto controllo la situazione e gli animi.

Ma la situazione attuale è scappata di mano. Ora sembra proprio che si stia esagerando.

Ci riferiamo a quanto messo in atto da questo Governo ed a quanto le regioni stanno mettendo in pratica sui territori a loro volta.

Oramai questa bramosia di potere e questa tattica dispotica ed autoritaria è palese ed ha portato il nostro paese ad una deriva che terminerà nel caos.

Probabilmente quanto sta accadendo in questi giorni è il passo antecedente alla militarizzazione del nostro Paese.

Vedremo cosa accadrà dopo il Consiglio Supremo di Difesa convocato oggi alle ore 17.00 dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Ebbene, tutto era prevedibile, tutto si sarebbe potuto evitare.

Per anni ci hanno infarcito di cultura impregnata dello spauracchio di un ritorno ad un regime autoritario di destra e tutto invece ci ha condotto ad un “moderato” bolscevismo europeo, una “dolce oligarchia”.

L’aspetto coercitivo messo in atto dalle autorità è stato accettato ed addirittura paradossalmente  richiesto dalla gran parte della popolazione, senza che questa si accorgesse del fatto che indietro sarebbe stato ben difficile tornare.

La “panicodemia”, inculcata attraverso i mezzi di informazione, ha posto delle basi molto solide per creare uno “zoccolo duro” in grado di sostenere ogni scelta del Governo, anche quelle più  scellerate.

Questo metodo ha  funzionato perfettamente con la parte maggiormente produttiva del nostro Paese, in quanto gli abitanti di queste  regioni sono maggiormente distratti da una frenesia lavorativa.

Chi invece vive in contesti sociali meno frenetici seppure in contesti complessi, si trova ora a dover affrontare le realtà impietose di tutti i giorni.

Ora, per dirla in parole semplici, in Italia c’è chi alzerà la testa e protestera’ contro la dittatura, e non lo farà solo a parole.

È successo ad esempio venerdì notte a Napoli, sabato notte a Roma e succederà ancora.

La gente scenderà in piazza e forse proprio dal Sud Italia ci sarà una trazione maggiore nella contestazione.

L’unico amaro in bocca che resterà ad un popolo vessato è quello di aver dato credito in undici anni ad un movimento ideato e fondato da un comico che altro non ha fatto che essere la stampella di una classe politica asservita ai poteri forti mondialisti.

Forse le stesse persone, che furono la fortuna per questo movimento divenuto famoso grazie al grido ed agli slogan di protesta rivelatisi  disattesi, saranno le stesse persone che torneranno in piazza a protestare per ristabilire le cose.

Forse tutti questi anni sono stati politicamente sprecati e sono state buttate via delle grandi opportunità per costituire delle basi solide e valoriali nel nostro Paese.

Tutto questo rincorrere il motto adottato durante la rivoluzione francese  “Liberté, Égalité, Fraternité”,  ha prodotto solo un laicismo imperante dove nessuno si sente né fratello né  uguale ad un altro, e dove sicuramente non vi è libertà.

A questo punto vale il detto: “Si stava meglio quando si stava peggio”.


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