Shemà. Commento al Vangelo del 29 ottobre della teologa Giuliva Di Berardino

Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Lc 13,31-35

giovedì 29 ottobre 2020

La liturgia di oggi ci offre delle indicazioni preziose di fronte alle prove e le avversità che ciascuno di noi, in quanto credenti, siamo chiamati a mettere in atto. Il vangelo ci mostra Gesù in un contesto minaccioso e pericoloso, dato che in questo episodio ci viene raccontato quando riceve l’avviso da parte dei farisei che Erode lo vuole uccidere, dopo aver ucciso  Giovanni Battista, quindi a causa della sua presenza profetica, della sua testimonianza di fede. Osserviamo quindi il comportamento di Gesù di fronte alle minacce che già dalla Galilea cercavano di impedire il suo ministero profetico. E subito siamo di fronte a una contraddizione: i farise che in genere sono alleati di Erode, quì difendono Gesù, perché vanno ad avvisarlo del fatto che sta rischiando la vita. Questo particolare che ci indica il Vangelo può darci già un criterio di  discernimento: il male non procede mai in forma diretta, si serve sempre di altri perché non prende responsabilità dirette. Mai! Gesù invece emerge per la sua sincerità e anche per il suo coraggio: rinvia i farisei a Erode per dirgli che chi determina i tempi e l’ora è Dio e non lui. E lo fa con parole dirette, si assume la libertà di chiamare Erode “volpe”, simbolo della furbizia ingannatrice. Ma non solo! Gesù dichiara di avere una precisa consapevolezza sul suo futuro, lasciando intendere che egli morirà e risorgerà il terzo giorno a a Gerusalemme, non in Galilea, perché sa come Dio conduce la sua vita ed è certo che non verrà catturato da Erode. Gesù sa che morirà a Gerusalemme, la città che aveva già rifiutato tanti profeti e che è chiamata un giorno ad accogliere la gloria del Messia, perché è Gerusalemme la città della pace, la città che raccoglie in sè tutte le speranze di pace dell’umanità, quelle speranze che ancora oggi richiedono fede e preghiera all’Unico Dio, oltre all’accoglienza degli uomini, per essere realizzate. Gesù allora, di fronte alle minacce di morte, non cede, non fugge, non ha paura, ma osa affermare quello che Dio rivela. Sa di dover affrontare la morte, ma secondo i piani di Dio, non secondo quelli degli uomini di potere. Minacciato non minaccia vendetta, ma, pur col cuore  carico di dolore, prega, invoca la pietà di Dio, e, qualche capitolo dopo il Vangelo di Luca (Lc 19,44), poco prima della sua morte, guardando verso Gerusalemme dall’alto del Monte degli Ulivi, piange sulla città della pace, perché vede il lungo cammino di dolore e le grandi lotte che dovranno attraversare le persone che lottano con la preghiera, contro i nemici della pace, che si contrastano non con le armi, ma con la preghiera e con le virtù che ci rivestono di quella forza spirituale, la forza dello Spirito Santo, che ci rende vincitori. E’ quello che ci consiglia anche San Paolo, nella prima lettura (Ef 6,10-20) “Fratelli, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.” Poi aggiunge:”In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi.” San Paolo ci invita a fare quello che fa Gesù: combattere contro gli inganni e le minacce del male non solo per noi, ma per tutti i santi, cioè per tutti i credenti, per tutti gli uomini e le donne che desiderano la pace. Allora oggi cerchiamo di vivere questa giornata guardando Gesù che con la forza dello Spirito Santo vince per noi ogni battaglia spirituale così che proprio io e te possiamo affrontare la paura, lo scoraggiamento, le sconfitte che possono impedirci di sognare ancora oggi un futuro di pace per tutti. Buona giornata! 

Lc 13,31-35

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 

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