La Senatrice Drago e sette (buoni) motivi per lasciare il Movimento 5 Stelle


Di Giuseppe Brienza

Lunedì scorso la senatrice Tiziana Drago ha annunciato la sua decisione di lasciare il MoVimento Cinque Stelle. Classe 1970, sposata e madre di quattro figli, di professione insegnante, la Drago era tra i pochissimi esponenti pentastellati ad aver avanzato in passato proposte concrete sulla scuola, sul sostegno alle responsabilità familiari e di rilancio demografico. Tutte sostanzialmente ignorate e che quindi, dopo un percorso già da tempo maturato, l’hanno indotta alla scelta definitiva di abbandonare il partito di Grillo, Casaleggio & Di Maio.

Questi sono sette motivi politici importanti che, a nostro avviso, differenziano sostanzialmente la scelta della senatrice siciliana rispetto a quella di molti altri suoi ex colleghi e colleghe che, in questa legislatura, hanno lasciato (e stanno lasciando…) i Cinque Stelle:

1. Crede nella priorità dell’impegno politico-governativo sulla scuola. In passato ha fatto rilevare, da madre di famiglia e da insegnante (quindi impegnata da anni “sul campo”), diverse carenze e contraddizioni in merito soprattutto nella gestione Azzolina, avanzando proposte e iniziative di miglioramento, completamente non ascoltate.

2. Crede nella centralità politica della famiglia fondata sul matrimonio, tanto che in passato è stata coordinatrice dell’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn) di Catania e provincia, nonché presidente del Forum delle associazioni familiari nella stessa provincia (ha parlato persino all’ultimo World Congress of Families – WCF, tenutosi a Verona dal 29 al 31 marzo 2019, unica fra i Cinque Stelle che, invece, hanno demonizzato tale manifestazione).

3. L’irreformabilità del MoVimento, per vari motivi politico-ideologici ma, di fondo, per la carenza comunicativa e l’assenza di strumenti trasparenti di democrazia e dialettica interna (il tutto in pratica nel M5S è incentrato sulla «politica degli spot»).

4. Crede nella necessità politica di combattere l’immigrazionismo, tanto da aver votato, da ultimo, in favore di Matteo Salvini sulla vicenda dell’Ong catalana Open Arms, che ha causato al leader della Lega, da Ministro dell’interno, un ulteriore processo per sequestro di persona e omissione atti d’ufficio (il prossimo 12 dicembre è stato convocato dal Tribunale di Palermo per affrontare l’udienza preliminare).

5. Crede nel rispetto della divisione dei poteri, un principio sostanzialmente annullato dalla pervasiva decretazione d’urgenza. Nonostante lo “stato di emergenza”, infatti, se vogliamo continuare a vivere in una democrazia occorre ritornare a rispettare il lavoro parlamentare.

6. Crede nella libertà in politica e, pur riconoscendo giusta e doverosa l’adesione, entro i limiti della coscienza personale, alla “disciplina di partito”, non accetta in virtù di questo principio quel ridimensionamento della propria dignità causato dal continuo “fuoco amico” dei Cinque Stelle verso chi ha posizioni non completamente conformi alla linea.

7. Crede nella priorità del rapporto politico con il territorio e, quindi, per quanto la riguarda, non ritiene più accettabile la disattenzione del MoVimento sia verso le famiglie sia verso la ricostruzione post-sismica nel Catanese (si consideri che alle scorse elezioni nazionali la Sen. Drago è stata fra le più votate in Sicilia).

Come spesso accade non sono mancate le accuse e le manovre politico-mediatiche per screditare o minimizzare il valore etico e politico della decisione assunta dalla Senatrice Drago. In dieci punti, quindi, sintetizziamo le “false notizie” che, almeno ad oggi e riprendendo le dirette dichiarazioni dell’interessata, NON hanno condotto la parlamentare siciliana a lasciare il Movimento 5 Stelle.

1. Non passerà alla Lega, nonostante la Sen. Drago non abbia mai fatto mistero di avere buoni rapporti con i colleghi del partito di Matteo Salvini. Lavorerà ad un progetto politico autonomo di ispirazione cattolica, denominato Popolo Protagonista-Ap.

2. Non si è “venduta” (politicamente parlando), perché non ha aderito ad un gruppo parlamentare di opposizione al Governo Conte bis, bensì al Gruppo misto («Credo nella trasversalità dell’impegno delle forze politiche, l’obiettivo è il bene della collettività», ha dichiarato in un’intervista).

3. Non ha votato contro il ddl Zan, per il semplice motivo che è senatrice ed i primi 5 articoli della legge liberticida sono stati finora approvati solo alla Camera dei deputati (il dibattito a Montecitorio dovrebbe riprendere martedì e, secondo il calendario concordato, proseguire fino a giovedì quando si dovrebbe arrivare al voto finale). La Drago ha però dichiarato pubblicamente di aver votato sfavorevolmente in Commissione bicamerale Affari Regionali su quest’atto, perché ritiene «che nel tentativo di tutelare queste realtà [cioè le persone vittime di “omofobia”], non si fa altro che discriminare».

Il nostro plauso quindi alla Senatrice Drago che, in un periodo come l’attuale di limitazione così forte delle libertà, ha dimostrato con i fatti di voler difendere il proprio diritto/dovere di esprimersi e di agire politicamente per il bene comune.

In bocca al lupo quindi al nuovo tentativo politico che, speriamo, possa rispondere alle aspirazioni originarie del suo impegno di donna e credente. Un impegno, scrive nel suo profilo biografico “ufficiale” su Facebook, scaturito da «un periodo storico in cui si auspicava l’impegno dei cristiani in “Sollicitudo rei socialis”, nella convinzione che bisognasse “femminilizzare la politica”».

 


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Onore al merito ! concordo pienamente con quanto affermato dalla Sigra Insegnante e madre di famiglia