Perché non istituire un “ministero pastorale” specificamente dedicato agli ex lgbt?


Di Mas Poc

Pochi sanno, almeno in Europa (in America questa consapevolezza è assai diffusa), che gli “ex Lgbt” sono molti di più di quelli che continuano a vivere da gay, lesbiche, transessuali etc.

Per questo c’è chi pensa che anche nella Chiesa Cattolica sia arrivato il momento di istituire uno specifico “ministero pastorale” dedicato agli ex lgbt.

In Italia c’è già chi sta operando in questo modo, da Alessio Lizzio (Cristiano evangelico) a Luca Di Tolve (Cattolico) ed altri che potrebbero aiutare.

Il “ministero Ex Lgbt” non comporterebbe spese o perdite di tempo perché basterebbe un semplice numero di telefono ed uno scaffale, sia virtuale sia eventualmente anche “fisico” e cartaceo, nel quale sono proposte pubblicazioni, dossier e libri sugli ex gay, lesbiche etc., cominciando da quelli del dottor Joseph Nicolosi.

In questo modo, però, si raggiungerebbe un obiettivo importante, ovvero che sia riconosciuto ufficialmente un “canale pastorale” rettamente orientato dalla Chiesa.

L’ideologia “arcobaleno”, infatti, quella a sei colori per intenderci, crea ancora confusione e attrazione in certi ambienti Cattolici e, a mio parere, si può contrastare solo diffondendo le testimonianze degli ex gay e degli ex transgender che sono tantissimi e in aumento.

Per fare un solo esempio, in Perù, alcune chiese e comunità evangeliche hanno iniziato ad inserire il ministero “ex Lgtb” (in Europa c’ è la “B” prima della “T” ma il significato è lo stesso), valorizzando specificamente le testimonianze degli ex gay, lesbiche e trans che sono milioni nel mondo.

Sarebbe molto importante che anche quelle parrocchie che sono in grado di farlo possano iniziare a lavorare nello stesso senso, potendo però offrire a chi liberamente voglia percorrere questo cammino il valore incomparabile dei Sacramenti della Chiesa di Cristo.

 


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