Il valore storico, quello religioso e quello civile del Crocifisso


Di Padre Giuseppe Tagliareni

Valore storico: è l’emblema del Cristianesimo

Il Crocifisso è un simbolo di altissimo valore storico, civile e religioso, entrato nella vita di molti popoli che in tutto il mondo hanno aderito alla fede in Gesù Figlio di Dio e Salvatore del mondo. La croce era un antico strumento di tortura, ma da quando vi morì sopra Gesù Cristo è diventata una gloria, un segno di merito e distinzione, il segno della vittoria contro il male scatenato da Satana. L’imperatore Costantino la fece dipingere sugli scudi dei suoi soldati per propiziarsi l’aiuto di Cristo e la vittoria in guerra. Sant’Elena, sua madre, fece ricercare la croce sul Golgota, la trovò e la onorò. Da allora la croce è stata messa in tutte le chiese e campanili, in tutti gli altari e le montagne, è entrata nel costume ed è presente anche in tanti luoghi pubblici. I Crociati se la dipinsero sul petto; i Sacerdoti la usano negli esorcismi e oggi molti la portano appesa al collo, come segno di fede, di devozione, di protezione divina.

Ciò che rende preziosa la croce è l’esservi sopra Gesù crocifisso. Per i cristiani egli è il Figlio di Dio fatto uomo, morto proprio sulla croce per salvarci. In Italia in particolare il Crocifisso è in tutte le numerosissime chiese, in ogni più sperduto paese o frazione, nelle scuole, nei luoghi pubblici, a testimoniare la fede cristiana presente da due mila anni in questa terra benedetta. La croce, con o senza il Cristo, è perfettamente integrata fino ad oggi con la storia e la cultura del popolo italiano. La croce inoltre figura nella bandiera nazionale di molti popoli europei. Pensare di togliere la Croce o il Crocifisso dai luoghi pubblici o proibire di portarla al collo durante un servizio pubblico è contro la libertà di coscienza ed è contro la storia di un popolo. La sana laicità non può essere né contro la religione né contro la storia!

Valore religioso: Dio crocifisso per noi

Il primo e più alto significato del Crocifisso è quello religioso. Gesù è Dio fatto uomo, il Cristo, il Messia, il Salvatore dell’umanità. Egli con la sua morte di croce ha espiato i nostri peccati e riottenuto la Grazia e il Cielo. Sulla croce Gesù ha fatto il più grande atto di obbedienza a Dio: quello di dare la vita per noi, come decise nell’ora del Getsemani: “Padre, non la mia volontà ma la tua” (cfr. Mt 26,39) e come aveva detto entrando nel mondo: “Ecco, Io vengo, o Dio, per fare la tua volontà” (Eb 10,7) ed espresso più volte ai discepoli: “Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28). Ma questo valore religioso che pure è il più alto non è da tutti compreso e condiviso. Lo rifiutano tutti gli atei e coloro che non condividono la fede cristiana. Resta tuttavia come emblema dell’obbedienza massima a Dio e del valore espiatorio della sua morte. “Dalle sue piaghe siamo stati guariti” (Is 53,5). Di fronte a Gesù crocifisso gli uomini si dividono: quelli che lo guardano con amore o pietà e quelli che lo disprezzano e lo rifiutano interamente. E come il buon o cattivo ladrone desiderano unirsi a Lui in Cielo o lo bestemmiano come inutile in terra. I fedeli che lo portano al collo con amore danno testimonianza davanti agli uomini al Figlio di Dio crocifisso e intendono rivestirsi dei suoi sentimenti “di misericordia, di bontà, di umiltà, di pazienza e di dolcezza” (Col 3,12): cosa che è sommamente edificante e perciò non è contro nessuno, neanche contro nemici dichiarati, per i quali anzi si invoca il perdono.

Valore civile: il Crocifisso come emblema del più alto valore civile

Il crocifisso ha però un valore anche civile, di grande pregnanza, che è utile esplicitare:

a) come massimo emblema della testimonianza della verità;

b) come emblema del massimo amore al prossimo;

c) come icona del dolore innocente. Vediamoli in breve.

a) Icona della verità. Gesù fu crocifisso per aver testimoniato la verità su due punti di estremo valore: l’essere Egli il Figlio di Dio, il Messia inviato da Lui; l’essere il Re del futuro Regno di Dio. Egli venne per “rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37).

Per aver testimoniato la prima cosa davanti al Sinedrio dei Giudei, fu dichiarato bestemmiatore e reo di morte. Per aver confessato a Pilato la sua regalità soprannaturale, fu accusato di lesa maestà e giustiziato. Il Crocifisso dichiara la testimonianza della verità pagata con la vita. Egli così afferma che la verità vale più della vita e che non è vero uomo chi non sta dalla parte della verità. D’altro canto egli soffre e muore per una ingiusta sentenza. Senza verità non v’è giustizia. Il Crocifisso dice a tutti di riconoscere la verità assoluta (quella che viene da Dio) e di giudicare secondo verità. Senza verità non cè dignità umana né giustizia. Chi sa testimoniare la verità edifica una società di alto valore e civiltà. Così ha fatto Gesù, mettendo in pratica ciò che aveva predicato: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32).

Fin da piccoli bisogna imparare a gestire al meglio la libertà, che il Creatore ci ha dato come dote naturale. Ma la libertà è fondata sulla verità. Bisogna perciò insegnare a riconoscere la verità con amore disinteressato e testimoniarla davanti a tutti, anche se tiranni, pur col sacrificio della vita. Una società dove si nega la verità e ci si fa complici della menzogna e della violenza (vedi le ideologie imposte dal potere) è corrotta e disumana, destinata a cadere, pur dopo tante ingiustizie, lutti e sofferenze.

b) Icona dellamore. Gesù morì amando fino all’estremo. Egli aveva fatto della sua vita un servizio d’amore, prima in casa e poi fuori. Lavorò e poi andò per tutto Israele a predicare il Regno di Dio e la conversione. Visse e morì amando il prossimo più di se stesso; si sacrificò per dare a tutti la vera vita e la libertà dalla schiavitù del peccato.

Morì perdonando i suoi crocifissori: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!” (Lc 23,34). Il valore civile di questa vita e morte di croce è immenso, proprio come il valore del vero amore: quello oblativo, quello che sacrifica se stesso per gli altri. Senza l’amore nessuna cosa regge, neanche il matrimonio e la famiglia, che sono le istituzioni più naturali; senza l’amore tutto diventa freddo e prevale l’interesse e il diritto del più forte, la prepotenza e la violenza.

Il mondo muore per mancanza di amore. L’amore è la potenza che genera la vita, crea, alimenta, fa crescere, arricchisce l’essere, toglie gli ostacoli, fa fiorire e fruttificare. È la forza che muove tutto il bene e neutralizza il male. Il Crocifisso è l’emblema dell’amore più grande, perché Gesù amò tutti e fece della sua vita un servizio di amore, fino a morire per procurare agli altri il massimo bene: la riconciliazione con Dio. Una società dove si bandisce l’amore gratuito e altruistico e si propugnano interessi di parte, conflitti sociali, ideali consumistici ed edonistici, egoistico possesso di beni materiali, concorrenza spietata, antagonismo e lotte a tutti i livelli… è una società persa, corrotta, confusa e degenerata. Non è civiltà ma nuova barbarie.

c) Icona del dolore. Ma il Crocifisso è pure la massima icona del dolore innocente. Tutti sapevano molto bene che Gesù era senza alcuna colpa. Le sue mani avevano lavorato e fatto del bene. Le sue opere erano state sante: annunziare il Regno ai poveri di spirito, sanare i malati, dare la vista ai ciechi, consolare gli afflitti, proclamare la Misericordia divina, affratellare tutti gli uomini come figli dell’unico Padre dei Cieli. Meritava la gloria e invece fu esaltato sulla croce; meritava accoglienza entusiasta e invece ebbe rifiuto e condanna. Fu flagellato, coronato di spine e crocifisso; soffrì ingiustamente e morì della morte più infamante, annoverato tra i delinquenti. Inchiodato in croce, Egli alza il più forte appello mai fatto dall’uomo verso il Cielo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46), grido che penetra le nubi e lacera il cuore dell’Altissimo e non potrà restare senza risposta.

Nel mondo sono infiniti i crocifissi: tutti coloro che soffrono ingiustamente, come innumerevoli bambini sacrificati dall’egoismo umano, rapiti, sequestrati, mutilati, uccisi; coloro che sono ingiusta-mente calunniati, messi alla berlina, incarcerati, condannati; coloro che subiscono violenza tra le mura domestiche o fuori, persecuzioni, furti, rapine, emarginazione, omicidi… Pazienti o disperati, gridano al Cielo un potente appello di giustizia e imparano da Cristo a non bestemmiare e non rispondere al male con lodio, ma a rivolgere lo sguardo e l’anelito all’unico che può fare giustizia.

Una società dove non si insegna ad accettare la sofferenza anche non meritata, scaverà abissi di odio e di vendetta, che aggraveranno le ingiustizie e porteranno morte e distruzione. Gesù crocifisso è l’emblema più nobile e bello di coloro che soffrono con pazienza e amore, e attirano la Misericordia. Solo questo può cambiare il mondo e vincere il male. Il Crocifisso fa risplendere il valore redentore della sofferenza e dà speranza a tutti coloro che portano una croce o che muoiono tra scherni e abbandoni, sicuri che Qualcuno li accoglierà nel Regno della pace.

Se una società toglie senso al soffrire anche ingiusto, al dolore immeritato e alla morte, rende disumana la vita e la chiude in se stessa, negando l’orizzonte della giustizia divina, che sola può ricompensare il sacrificio della vita. Se Dio non c’è, ben venga l’eutanasia. Ma Dio c’è! Viva, allora, il Crocifisso!


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