È proprio di atei e pagani pensare solo alle cose della terra


Di Padre Giuseppe Tagliareni

“Dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore” (Fil 2,12), dice S. Paolo ai fedeli di Filippi.

Questa dev’essere la principale occupazione dei cristiani: il Cielo, dove avremo la dimora eterna.

Invece, è proprio degli atei e dei pagani pensare solo alle cose della terra.

Dio ha un suo disegno di salvezza, ma vuole corrispondenza. Egli “suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (v. 13) e cioè ci aiuta e ci precede nel fare il bene, senza mormorazioni che avvelenano e senza critiche che paralizzano.

In mezzo ad una generazione di perversi e di malvagi i cristiani devono sapersi mantenere puri e incorrotti, “come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita” (v. 15.16).

La parola che dà vita è il Vangelo di Cristo, oggi quasi da tutti dimenticato e calpestato, pure dentro la Chiesa e i sacri palazzi.

Paolo, presagendo il suo martirio per Cristo, è felice di offrire la sua vita in sacrificio. “Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano” (v. 16). Quel Giorno verrà presto e tutto metterà in luce.

La sequela di Cristo esige molte rinunce: agli averi, agli affetti familiari e perfino alla propria vita. Egli deve costruire un Regno eterno e lottare contro nemici potenti; non può contare su gente che ama il suo comodo o peggio ancora corrotti.

No preti che non si trovano mai, no monaci che amano il mondo, no suore che guardano Tv… Sì chiunque abbraccia la croce.

 


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