Eugenio Nasarre: “in questi mesi di pandemia Dio è stato tenuto fuori da ogni discorso pubblico”


Di Angelica La Rosa

Eugenio Nasarre è un ex parlamentare spagnolo ed è stato il primo direttore degli Affari religiosi del Ministero della Giustizia.

Parlando con la fondazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, Nasarre si è rammaricato dell’assoluta assenza di Dio da ogni discorso pubblico in questi ultimi mesi di pandemia.

“La pandemia ci ha impoveriti nelle nostre relazioni umane e sociali. Nelle prime settimane della pandemia la libertà religiosa non è stata esercitata, a causa della paura da parte dei cattolici. Sono state viste molte chiese chiuse. Credo che la soluzione nei momenti difficili della società sia la preghiera, la condivisione, il vivere insieme la fede, pur rispettando le misure sanitarie”, ha dichiarato Nasarre.

Un altro aspetto di rilievo, per Nasarre, è la diffusa secolarizzazione che si è manifestata durante la pandemia: “Dio è stato assente dalla vita pubblica. Negli ultimi mesi in qualsiasi discorso pubblico non c’è riferimento alla fede. La manifestazione più grande di questa situazione sono i funerali laici per le vittime del coronavirus promossi dal Governo spagnolo”.

Nasarre ha sottolineato l’importanza della libertà religiosa, le minacce che la religione cristiana deve affrontare nella situazione attuale e ha difeso questo diritto fondamentale che è alla base di altri diritti e libertà.

Per lo studioso “è uno scandalo che nel mondo che stiamo costruendo ci siano ancora più di 3 miliardi di persone vivano senza libertà religiosa. Penso che l’Occidente dovrebbe fare molto di più”.

Nasarre ha anche sottolineato che uno dei fattori che incidono a scapito della libertà religiosa è l’educazione, “che è al centro della libertà religiosa. Nell’educazione, che è trasmissione di valori e saperi, la dimensione religiosa è essenziale. Non può essere rimosso dall’insieme della formazione. I genitori hanno il diritto di scegliere la formazione religiosa e morale secondo le proprie convinzioni”.

Il primo Direttore degli Affari Religiosi della Spagna ha spiegato che senza libertà religiosa non c’è armonia e convivenza.

Secondo il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, in 38 paesi del mondo, a causa dei gruppi terroristici jihadisti islamici, dei regimi comunisti totalitari e all’indifferenza religiosa nel mondo occidentale, il diritto fondamentale alla libertà religiosa non è rispettato.

Si stima che 327 milioni di cristiani vivano in paesi dove c’è persecuzione religiosa e 178 milioni in paesi dove c’è discriminazione religiosa. Ciò significa che 1 cristiano su 5 nel mondo vive in paesi dove c’è persecuzione o discriminazione.


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