Molti di cristiano hanno solo il nome, come i pagani pensano solo a mete terrene


Di Padre Giuseppe Tagliareni

S. Paolo, prima d’incontrare Gesù era fariseo, irreprensibile per quanto riguardava l’osservanza della Legge. Eppure andava fuori strada, arrivando a perseguitare i cristiani. Poi, sulla via di Damasco, Cristo gli si rivelò con potenza e capì che egli è il Signore e ciò che ci giustifica davanti a Dio non è la Legge. ma la fede in Lui morto e risorto per noi.

Allora considerò “una perdita” (Fil 3,7) tutte le cose che lo facevano inorgoglire: la circoncisione, le pratiche giudaiche, lo zelo per Mosè e per il tempio e si gettò a capofitto nella sublimità della conoscenza di Cristo: la sua persona, la sua dottrina, la potenza della sua morte e risurrezione, la sua sequela. In verità sono queste le cose importanti, da cui dipende la salvezza eterna.

Tanti cristiani e forse anche sacri ministri non “conoscono” veramente Cristo, non si sono con Lui incontrati e confidati. Lo si vede perché non giocano la vita su di Lui, non vivono per Lui ma per se stessi, ambendo come i pagani a mete solo terrene, come la carriera. Questi, di cristiano hanno solo il nome.

“Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”, dicevano scandalizzati i farisei. Ma Gesù non stava tra i peccatori per complicità con i loro peccati, ma per riportarli a Dio, quali pecore smarrite, uscite dal gregge. Ogni anima è preziosa ai suoi occhi e se si converte, grande è la festa che si fa in Cielo, “più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione”.

 


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