La pandemia ha manifestato l’apostasia delle masse e sacerdoti che hanno perso lo zelo per le anime


Di Padre Giuseppe Tagliareni

L’apostolo, come il sacerdote che dedica la sua vita al Vangelo e alla Chiesa, merita di essere sovvenuto nelle sue necessità, con le offerte dei fedeli.

San Paolo ringrazia quelli di Filippi, che diverse volte si presero cura di lui, pur avvezzo ad ogni sacrificio per amore di Cristo e delle anime.

“So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4.12-13).

Il cuore del vero apostolo è attaccato solo a Dio, che d’altra parte sa come sovvenire i suoi servi e ricompensare coloro che li aiutano.

La carità dei fedeli e lo zelo degli apostoli si sommano e innalzano a Dio una lode più grande.

Oggi, al contrario, per la mancanza di fede si chiudono le chiese e i sacerdoti sono ridotti in molti luoghi all’elemosina.

La pandemia in atto ha manifestato da una parte l’apostasia delle masse una volta cristiane e dall’altra parte una classe sacerdotale che ha perso lo zelo per le anime e per il Regno di Dio.

Non si può servire Dio e Mammona!

Chi opta per il benessere terreno, inevitabilmente disprezzerà il Cielo; chi ama il denaro, non andrà a cercare il Vangelo!

In vita Dio ci affida dei beni provvisori: se siamo infedeli, come ci potrà affidare quelli eterni? Molti vivono solo per il mondo, ma “ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole”.

 


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