Ecco cosa può accadere se un genitore prende in mano il cellulare della figlia


Di Claudia Marrosu*

Cosa può accadere se un genitore prende in mano il cellulare della figlia?

Il papà di Luna (nome di fantasia), quando per caso è entrato nei segreti della figlia appena 13 enne, tutto pensava fuorché scoprire la sua attivissima vita sessuale sul web: gelo, terrore, smarrimento, impotenza! Tutto ebbe inizio – racconta- con l’arrivo del regalo più atteso: il cellulare.

Questo dispositivo elettronico, sottovalutato nelle sue conseguenze, causa nei ragazzini una trasformazione di se stessi tanto graduale quanto rischiosamente irreversibile. Il fenomeno del sexting (sex=sesso, texting=invio di foto e/o messaggi elettronici), caratterizza un altro tipico comportamento deviante dell’età adolescenziale, anche se nasce come gioco preferito dagli adulti.

Numerosi studi (tra cui quello del 2012 condotto dal Dipartimento di Psicologia dell’Utah su 606 ragazzi fra i 14 e 18 anni) concordano nel sostenere che le cause di questo fenomeno tra gli adolescenti è la precoce e disperata ricerca di una propria identità sessuale, cosa di per se normalissima e consueta già nel periodo preadolescenziale, ma che assume una distorsione di fondo a causa dell’utilizzo errato ed eccessivo delle nuove tecnologie.

La facilità di accesso ai dati e la mancanza di controllo, portano all’assuefazione di visioni sessualmente esplicite, immagini forti, filmati, testi. Altro fattore importantissimo è il passaggio repentino dei giovani dall’infanzia all’adolescenza senza alcun momento intermedio di preparazione che li condurrebbe invece ad una sana scoperta.

I giovanissimi sono bravissimi ad usare lo strumento, ma non hanno alcuna informazione sulle conseguenze dell’uso sbagliato dei media e sul fenomeno del sexting (inclusi i messaggi forti a sfondo sessuale spesso accompagnati da bestemmie). In un’età in cui sono ancora alla ricerca di se stessi, giocano con il proprio corpo in trasformazione come se fosse qualcosa di esterno, non personale nè privato, non da proteggere ma piuttosto da svendere e, perché no, da modificare (photoshop) così che non lo si conosca e tanto meno lo si riconosca, come se: “non è mio e  perciò ci posso giocare come voglio perché tanto lo fanno tutti”.

Non di minor importanza e gravità è la completa mancanza di consapevolezza delle conseguenze dello scambio di tali immagini: in questo modo i ragazzi alimentano il mercato pedopornografico, perdendo il possesso delle loro immagini con tutti i risvolti emotivi e sociali che ciò comporta per loro stessi e per gli altri. Una volta entrati in questo giro è difficile uscirne anche se evidente è il boomerang devastate che li colpisce.

Le conseguenze riscontrate sono simili a quelle di altri fenomeni ma in questo caso ancora più strozzanti e preoccupanti per la giovane età: diminuzione dell’autostima, depressione, ansia, paura e frustrazione. Come si sentono effettivamente questi ragazzini?

Hanno paura, paura di addormentarsi, di sognare, difficoltà e paura di uscire dal giro, provano vergogna e schifo. Nonostante l’adolescente si faccia schifo, non  riesce più a vedersi in modo diverso, si riconosce solo in quelle immagini e dunque preferisce fluttuare  via ed uscire dalla propria testa, dal proprio corpo, un corpo che non sente più proprio, come se non lo fosse mai stato, ma contemporaneamente lo imprigiona, lo blocca. Resta nella loro mente un unico desiderio quello di dimenticare, di cancellare e soprattutto di non aver mai spinto quel primo maledetto clik.

Come si possono aiutare questi ragazzini?

Innanzitutto individuandoli, spesso sono i più sensibili, i più deboli e con un gran bisogno di approvazione familiare e sociale. Non sono necessariamente figli di famiglie problematiche o di genitori assenti, anzi a volte hanno un eccessivo senso del dovere che li opprime.

E’ fondamentale cogliere il momento in cui si attiva un certo pensiero, quella precoce curiosità, quella necessità di agire, quel senso di libertà che poi inesorabilmente li imprigiona in loro stessi. Non si può farli vivere contro tempo o vietare la tecnologia in cui sono nati, ma bisogna potenziare il loro pensiero critico, portarli a valutare le conseguenze delle loro azioni, potenziare l’amore per se stessi nel senso organismico del termine, la scoperta di sé come progetto unico dell’esistenza, scartando la tendenza all’omologazione  ed infine controllandoli a distanza per proteggerli innanzitutto da loro stessi.

 

* Psicologa


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments