Il Covid-19 mette a rischio anche la libertà di religione


Di Emanuela Maccarrone

L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 colpisce non solo l’economia dei Paesi, ma anche il culto religioso.

In Italia, per esempio, dopo la ripartizione territoriali ‘a colori ’ da parte del Governo, la Cei  ha stabilito che nelle zone rosse occorre l’autocertificazione per partecipare alla messa incoraggiando, allo stesso tempo, a “evitare momenti in presenza”.

La questione delle celebrazioni con i fedeli è un problema che riguarda anche altri Stati europei.

In Irlanda, l’Arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha chiesto che le restrizioni imposte a causa del Covid-19 sulle messe siano allentate non appena diminuisca il livello di allerta generale.

“In questi tempi, abbiamo tutto il diritto di fare appello affinché la sospensione temporanea del culto pubblico, necessaria per prevenire la diffusione del virus, duri per il più breve tempo possibile”. Ha affermato l’Arcivescovo durante la messa trasmessa in diretta web dalla Pro Cathedral di Dublino, in occasione della commemorazione dei 19 sacerdoti di Dublino che sono morti lo scorso anno.

Al momento, il National Framework for Living with Covid-19 del governo permette, quando le restrizioni sono a livello 1 e 2, un incontro massimo di 50 persone, per il resto gli incontri sono online.

Ma l’Irlanda non è l’unico Stato che spinge per la ripresa del culto pubblico.

In Francia, i vescovi e le associazioni cattoliche si sono appellate al Consiglio di Stato nella speranza di riprendere le celebrazioni con i fedeli, ma le loro richieste non sono state accolte.

A giudizio del Consiglio: “per quanto riguarda in particolare i luoghi di culto, non è escluso il rischio di contaminazione”. E’ quanto si apprende dal giornale ‘Libération’. Questa decisione ha suscitato il malcontento del popolo cattolico francese, nonostante papa Francesco, durante l’Udienza generale di mercoledì scorso, abbia invitato i fedeli a “prestare molta attenzione alle prescrizioni delle autorità politiche e sanitarie per proteggerci da questa pandemia”.

“Siamo costretti a lottare per garantire il rispetto della libertà religiosa”, ha detto un vescovo che ha chiesto di mantenere l’anonimato. Un altro sacerdote di Auxerre, sulla sua pagina Facebook, ha scritto: “Sono ferito, stanco, arrabbiato (…). Il numero dei malati e dei morti aumenta sotto lo sguardo piuttosto freddo di tanti cospiratori che chiedono messa e si sentono vittime di un terribile tentativo di mettere la museruola ai cattolici di Francia”.

In Spagna il culto religioso è sotto le mire del Presidente ad interim della Generalitat di Barcellona, Pere Aragonès e  dell’intero panorama delle strutture ricettive chiuse per via delle restrizioni. E’ quanto si apprende dal giornale ‘Economia digital’.

A suscitare lo scalpore è stata la celebrazione, presso la Sagrada Familia, della beatificazione di Joan Roig Diggle, assassinato durante la guerra civile. Erano presenti circa 600 persone.

Il dipartimento della Salute ha comunicato che verificherà se la celebrazione si è svolta nel rispetto del limite di capacità del 30% che riguarda tutti gli atti di culto.

A quanto pare l’emergenza sanitaria mette a dura prova molte delle libertà che, fino allo scorso anno, erano scontate quali la libertà di religione, con il rischio che il popolo ci si abitui.

Questo pericolo è lo stimolo che sollecita il coraggio di coloro che fanno sentire la loro voce, pur nel rispetto dei limiti ragionevoli a scongiurare il contagio e necessari per garantire la sicurezza umana, ricordando che i diritti non possono essere limitati o repressi ad oltranza.

 


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