Shemà. Commento al Vangelo dell’11 novembre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: mercoledì 11 novembre 2020

San Martino di Tours 

Oggi la liturgia ci fa ricordare San Martino di Tours. Nato in Pannonia (attuale Ungheria) da una famiglia pagana, perciò non battezzato, ma educato  secondo i principi della dottrina cristiana, era figlio di un ufficiale dell’esercito romano. Crebbe come soldato della cavalleria imperiale, finché fu inviato come soldato in Gallia. Quì si ricorda che Martino, stando a cavallo, incontrò un povero e condivise con lui il suo mantello militare, tagliandolo in due con la sua spada. Intensionato a ricevere il battesimo, appena iniziò il suo catecumenato, decise di lasciare l’esercito e, raggiunse il vescovo Ilario, a Poitiers, il quale lo ordinò prima esorcista, (a quei tempi era uno dei  passi per accedere al sacerdozio, visto che in certe regioni ancora erano forti le pratiche pagane e spiritiche) e poi sacerdote. Nel 361 fondò una comunità di asceti, forse il primo monastero di asceti in Europa e 10 anni dopo venne eletto vescovo di Tours. Morì nel 397. Ricordare la vita di questo santo ci dispone anche al tema che il Vangelo di oggi ci pronone, che è la gratitudine. Nel testo troviamo 10  lebbrosi che giungono a Gesù per chiedere la guarigione, ma Gesù non li guarisce subito, fa fare loro un percorso di obbedienza alla legge e alle sue parole, che non negano la legge d’Israele, ma, lo vediamo dalla dinamica del testo, sono una provocazione, non tanto della fede dei 10 lebbrosi, ma proprio della relazione personale con Lui. Solo il samaritano, che tra i 10 avrebbe avuto motivi validi tra i 10 a non tornare da Gesù perché non giudeo, esolo lui torna indietro a cercare Gesù una seconda volta: non per essere guarito, non per un bisogno, ma semplicemente per ringraziarlo. Ecco, è evidente che Gesù provochi una situazione in modo da far sì che nel cuore di quei 10 uomini nascesse un sentimento di gratitudine verso di Lui. E’ come se Gesù avesse lasciato alla loro libertà un riconoscimento della sua bontà nei loro confronti, ma solo uno su dieci ha riconosciuto la bontà di quel Rabbi Nazareno che fa sgorgare la gratitudine come atto di libertà, come movimento interiore slegato da ogni interesse personale. Allora oggi comprendiamo che avere una relazione vera e sincera, che sia con Gesù o tra noi, vuol dire sì riconoscere l’altro, ma ancora di più vuol dire essere liberi da interessi di qualsiasi tipo nei confronti dell’altro. San Martino l’aveva capito, ce l’ha mostrato, perché è arrivato a donare metà del suo mantello a un povero incontrato per strada! Ma cosa ci si può guadagnare da un povero mendicante? Alla luce di questo Vangelo e illuminati dall’esempio di San Martino di Tour potremmo rispondere: il sorriso di quel povero, la sua gratitudine, ma anche la nostra libertà, la nostra giarigione. Sì, perché oggi la liturgia ci conferma che la gratitudine è il regalo più bello che possiamo ricevere, essa ci gratifica, ci riconosce come persone che sanno fare il bene, che sanno amare! Questo ci fa diventare migliori! Allora oggi procuriamoci anche noi, come ha fatto Gesù, come ha fatto San Martino, la gratitudine di un altro e saremo guariti veramente, in profondità! Un grazie, non ci guarisce certo una malattia, non ci toglie il pericolo di essere contagiati dal virus che ci minaccia, ma sicuramente ci guarisce il cuore, ci guarisce l’anima e ci apre a quel sorriso che potrà illuminare la vita di qualcuno. Buona giornata! 

Lc 17,11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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