Chi rifiuta i messi del Signore merita un trattamento di maledizione


Di Padre Giuseppe Tagliareni

“Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,1-2). Così successe ad Abramo alle Querce di Mamre, come ci racconta la Bibbia (cfr. Gen 18,1-15). Egli era davanti alla sua tenda e vide tre personaggi misteriosi: li accolse con grande senso dell’ospitalità, rendendo loro ogni servizio per ristorarli del caldo e del viaggio: li fece sedere sotto un albero, prese l’acqua per i piedi, apparecchiò con l’aiuto di Sara sua moglie un buon pranzetto e li fece mangiare sotto l’albero. Infine, da loro ricevette una promessa, che si realizzò puntualmente: il concepimento e poi la nascita del figlio Isacco da Sara che era sterile e ormai vecchia. La sua ospitalità era stata spontanea e gradita. Dio gli diede generosa ricompensa, attuando la Sua promessa.

Il giovane Tobia, accompagnato dalla sua guida angelica, si recò ad Ecbatana nella Media per prelevare il denaro prima depositato dal padre Tobi e cercare secondo il consiglio paterno una moglie che fosse della sua parentela. Trovò una calorosa accoglienza da parte di  Raguele, suo lontano parente, che gli diede cordiale ospitalità nella sua casa e poi in moglie la figlia Sara. Questa soffriva per un maleficio contro il matrimonio, ma fu liberata per le preghiere di Tobia e l’intervento dell’angelo. Quell’incontro dunque, col favore divino, divenne una doppia grazia per Tobia stesso e per la casa di Raguele. Sara, la figlia prima disperata a causa della morte di sette mariti e del disprezzo della sua serva, trovò in Tobia il marito giusto che l’amò sinceramente e la portò nella sua casa, dove ricevette tanto affetto e onore che la consolarono di tutte le sventure.

Dio benedice l’accoglienza: questa apertura del cuore e della casa a ricevere un passante sconosciuto dispone ad aprirsi ai messaggeri di Dio, alla sua parola, alla sua stessa divina presenza. Anche se si trattasse di un povero, di un emarginato, di uno straniero, l’accoglienza cordiale fa regnare la carità, cosa sommamente gradita a Dio, perché è amore di misericordia, è aiuto non interessato e basato sulla fratellanza universale, è benevolenza che suscita altro amore. “Ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35), dirà il Giudice divino nell’ultimo giorno della storia. In ogni uomo anche piccolo e forestiero dobbiamo saper vedere un’immagine di Dio che si fa nostro prossimo. Chi lo rifiuta, manca di amore e merita condanna.

Betlemme non seppe dare ospitalità a Giuseppe e Maria, che dovettero accomodarsi nella grotta. E lì nacque Gesù, e fu posto in una mangiatoia, tra il bue e l’asinello. Gli umili pastori, avvisati dagli angeli, seppero fargli festa e furono gratificati dal suo sorriso e dalla sua riconoscenza perenne. Tanti, troppi bambini oggi non vengono accolti non dagli estranei ma dalla loro stessa mamma e vengono tristemente abortiti e gettati nei rifiuti. Così facendo, tante famiglie vengono enormemente impoverite, perché ogni nuovo figlio è pur sempre “dono di Dio” (Sal 127,3), dono che porta nel mondo un Suo progetto, utile alla nazione. “Che sarà questo bambino?” (Lc 1,66): come per il Battista, così si dovrebbe dire di ogni nuovo nato. E questo migliorerebbe il mondo.

“Mentre erano in cammino, (Gesù) entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».(Lc 10,38-42). Anche Gesù si fa viandante e può accadere che venga a visitarci. Come accoglierlo? In questo illuminante episodio evangelico vediamo le due sorelle Marta e Maria fare accoglienza all’ospite divino. Ma mentre Marta si preoccupa del ristoro fisico per lui e per i suoi discepoli, del pranzo più gustoso, dell’alloggio dignitoso, tutte cose buone ma forse un pò eccessive, Maria fa altro: si mette ai piedi di Gesù accomodato di certo su un divanetto e lo ascolta con grande interesse. Lei capisce che Gesù non ha solo un corpo da ristorare, ma un’anima spirituale, quella del Maestro di vita che spasima di trovare orecchie che l’ascoltano e cuori che lo amano. E qui Egli trova in Maria l’una e l’altra cosa. Se Marta avesse lasciato i troppi servizi ai servi che di certo aveva, pure lei si sarebbe messa ai piedi di Gesù a bere le Sue divine parole e a prendere i Suoi preziosi insegnamenti. Poi Gesù sarebbe andato presto via e forse non ci sarebbe stata più un’altra occasione così propizia.

Oggi c’è tanto bisogno di ospitalità alle tantissime persone che per un motivo o per un altro vanno via dalle loro case o perfino dalla patria: per cercare un lavoro, per fuggire da situazioni di guerra o di persecuzione, per malattia in cerca di cure specialistiche che non si trovano vicino a casa, per emigrazione, per turismo per motivi religiosi o politici. Chi si mette in viaggio, per lo stesso uscire via di casa, si mette in situazione di debolezza, di precarietà, di pericolo. Si può incappare nei ladroni, come l’uomo della parabola del buon Samaritano; si può smarrire la strada; si può avere un incidente di percorso; si può perdere la vita. Oggi tutta l’umanità è in movimento: i migranti si contano a centinaia di milioni.

Il bisogno dell’accoglienza si è fatto enorme e tutti possiamo trovarci nella necessità di dare o di trovare ristoro. La Legge di Dio comanda l’amore e perciò la cordiale accoglienza.

Dio premia l’accoglienza: ad Abramo concesse il figlio tanto atteso; a Sara di Raguele il sospirato marito. “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,41). Se è cosa buona dare ospitalità ad una persona qualunque, specialmente se bisognosa d’aiuto, quanto più è meritevole accogliere i messi del Signore: gli Apostoli, i discepoli, i missionari.

Gesù stesso lo sottolinea: “Chi accoglie voi, accoglie Me e Colui che mi ha mandato” (cfr. Mt 10,40). Da questa accoglienza può dipendere la salvezza eterna. Al contrario, chi rifiuta i messi del Signore merita un trattamento di maledizione peggiore di Sodoma e Gomorra (cfr. Mt 10,14-15).

Un bell’esempio di accoglienza è quello riservato da Elisabetta alla Vergine Maria: in quest’incontro v’è un tripudio di Spirito santo nelle due anime fedeli, amanti di Dio ed entrambe aperte a quelle eccezionali maternità che fruttarono il dono del Messia e del suo precursore. L’incontro delle due madri si trasformò in una magnifica lode a Dio per le sue opere meravigliose a salvezza dell’uomo. Con questo animo dovremmo saper accogliere Gesù nella Santa Comunione, come dell’Ospite più caro che ci porta la salvezza e infinite altre grazie. Questo lo consolerà per i troppi che lo rifiutano ostinatamente. “A quanti l’accolsero, diede di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Cosa di più grande si può ricevere?

 


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