Quello di Pio XII fu il magistero della ricostruzione


Di Anna Tortora

Il magistero sociale di Pio XII non registra encicliche sociali, ma in compenso tocca, con una serie di agili radiomessaggi, tutti i grandi temi della questione sociale.

Il contesto storico del magistero di Pio XII è quello delle rovine lasciate dalla seconda guerra mondiale e della rinascita della democrazia e di nuovi rapporti internazionali dopo le terribile dittatura nazista, mentre rimane all’orizzonte l’incubo della Russia comunista.

Pio XII precisa i principi fondamentali di un ordine sociale cristianamente inteso: il rispetto della persona, la famiglia, la proprietà privata, la giustizia sociale, la collaborazione internazionale.

“Tra i principali radiomessaggi, segnaliamo quello del Giugno 1941, nel 50⁰ della Rerum Novarum; quello del 24 Dicembre 1941 sui presupposti per un nuovo ordine internazionale; quello natalizio del 1942 sull’ordine interno delle nazioni; quello del 1⁰ Settembre 1944 sulla funzione della civiltà cristiana; quello del 24 Dicembre 1944, sul problema della democrazia”, ha ricordato Raimondo Spiazzi.

Ma la grande novità del magistero sociale di Pio XII è il discorso sulla democrazia che fece nel radiomessaggio del 24 Dicembre 1944.

L’affermazione della democrazia nel contesto rivoluzionario del 1789, con tutto ciò che la rivoluzione francese rappresentò per la Chiesa, compromise per tutto l’Ottocento e tutto il primo Novecento l’accettazione della democrazia politica da parte dei cattolici.

Il fatto nuovo del magistero di Pio XII è appunto l’accettazione formale della democrazia politica. E non è un caso che questo avvenga dopo la guerra scatenata dalle dittature.

È interessante notare come nel radiomessaggio del 1944, il punto di partenza non è tanto una riflessione teoretica, quanto una considerazione storica: il Papa prende atto della diffusa convinzione secondo cui, se i popoli avessero potuto controllare e correggere i pubblici poteri, la guerra forse non ci sarebbe stata.

Forse è una considerazione ottimistica, dal momento che i dittatori erano stati acclamati e seguiti da milioni di persone.

Sta di di fatto che il Papa ormai parla di un diritto di partecipazione alle decisioni: “esprimere il proprio parere sui doveri e i sacrifici che gli vengono imposti; non essere costretto ad ubbidire senza essere ascoltato: ecco due diritti del cittadino che trovano nella democrazia, come indica il suo stesso nome”, ricorda Pio XII.

Certo Pio XII non fa questioni costituzionali né analisi politiche. Non parla di monarchia o di repubblica, si preoccupa piuttosto di offrire delle indicazioni sulla democrazia e sui suoi possibili sviuluppi.

“Fu un intervento, quello di Pio XII, decisivo per tutta la cattolicità, e per l’Italia in particolare. Su questa base i cattolici italiani, orientati nella democrazia cristiana di De Gasperi (e non senza qualche resistenza per questa opzione unitaria), avrebbero comunque dato un contributo notevole alla nuova costituzione e alla nuova Italia repubblicana”, ha scritto Pietro Scoppola.

 


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