Shemà. Commento al Vangelo del 13 novembre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 13 nobvembre 2020

Oggi la liturgia ci offre uno sguardo verso la fine dei tempi, uno sguardo verso il compimento. In questi giorni stiamo infatti avanzando verso la fine dell’anno liturgico, infatti domenica sarà la XXX domenica del Tempo Ordinario, che precede la festa di Cristo Re dell’universo. Avvertiamo quindi la prossimità, la vicinanza della fine, che per i credenti non è mai la fine, ma sempre un nuovo inzio, l’inizio di un tempo nuovo, quello che però partirà da ciò che rimarrà in noi di bello, di buono, in profondità. Si tratta dunque di un progredire in bellezza, in bontà, per cui, se il Vangelo di oggi può sembrarci una profezia di distruzione, in realtà non è così. Lo stile apocalittico è usato per richiamare l’idea del compimento finale, che nella Bibbia è la venuta del Messia, ma, nel Vangelo in particolare vine usato per esprimere l’urgenza della conversione, perché il Messia è venuto, perciò sta a noi immetterci e rimanere dentro questo movimento progressivo della Creazione che invoca il ritorno del Signore alla fine dei tempi. E’ come se i testi che hanno un tono apocalittico pronunciati da Gesù nel Nuovo Testamento, quindi, sono come un’esortazione per noi, per informarci che, e vogliamo arrivare fino al compimento della storia, che si realizza nel dono d’amore di tutto a Dio Padre, attraverso Gesù, è necessario restare dentro questo progresso nell’amore che ciascuno di noi può accogliere come conversione, cambiamento, in progressione d’amore, non di ciò che ci è intorno, ma del nostro cuore, dei nostri pensieri, della nostra persona. E’ a questo che Gesù oggi ci vuole disporre proinunciando queste parole dense di riferimenti biblici, ben noti ai suoi ascoltatori. Gesù fa un paragone tra la loro vita presente, che trascorre normalmente, e “i  giorni di Noé e di Lot”, per accennare al tema della distruzione, rispettivamente alla distruzione del diluvio, descritta nel Libro di Genesi e alla distruzione della città di Sodoma, che troviamo nello stesso libro della Bibbia, la Genesi, il libro dell’inizio, del principio. Questo paragone significa che, secondo Gesù, la stessa distruzione del principio tornerà anche alla fine dei tempi. La distruzione è resa nel testo greco col verbo απολλυμι, che significa proprio togliere di mezzo completamente, ma quì Gesù non mette tanto l’attezione sulla distruzione come tragedia finale, quanto come un “non tornare indietro“, concetto confermato dall’evocazione di Gen 19,26 in riferimento alla moglie di Lot che, voltatasi indietro a vedere la distruzione è rimasta impietrita, è diventata una statua di sale, ha perso la possibilità di andare avanti, di progredire verso la pace e la salvezza. E’ coem se Gesù ci dicesse oggi: non guardate indietro, non perdete tempo, se volete essere salvati, oggi, prendete la decisione e andate avanti! Questo vul dire convertirsi, decidere di voltarsi quando siamo davanti alla distruzione e poi non tornare indietro, ma progredire nel dono della propria vita, senza scoraggirsi, con vigilanza, perché il signore fa nuove tutte le cose. E vediamo che ancora una volta, alle nostre domande che ricercano su un tempo preciso, pensiamo alla domanda dei farisei di ieri “quando verrà il regno di Dio?” o alla nostra richiesta di un luogo preciso, come questa di oggi, posta dai discepoli, “Dove Signore?“, Gesù risponde sempre in modo misterioso. La risposta di oggi lo è ancora di più:”Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno anche gli avvoltoi“. E’ una frase mistriosa: secondo alcuni sarebbe l’evocazione di un passo del profeta Ezechiele, ripresa nell’Apocalisse, che indica la battaglia vittoriosa finale contro le forze del male (Ez 39,4.17-20; Ap 19,17-18), secondo altri studiosi Gesù quì si riferisce alla valle di Giosafat, dove avverrà il giudizio finale secondo la profezia di Gioele (Gal 4,2.12), altri ancora ipotizzano la ripresa di un proverbio popolare. Insomma, non sappiamo cosa volesse dire esattamente Gesù, ma possiamo intuire che parlando di un cadavere insepolto, preda di bestie feroci, Gesù ci stia mostrando che non siamo fatti per la morte e che il luogo in cui tutto si compie non è nella morte, e neppure in ciò che altri potranno ricavare delle nostre azioni quando saremo morti! Noi siamo fatti per la vita eterna, per vivere sempre un nuovo inizio, ogni giorno. Allora scegliamo di accogliere questa conversione nel cuore e andiamo avanti con fiducia, perché il Signore ci fa ricominciare ancora, Egli, ancora oggi, viene a fare nuove tutte le cose in noi. Buona giornata! 

Lc 17,26-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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