Le tre “anime” di Gerusalemme, città di Dio


Di Paola Liberotti*

Gerusalemme: città sognata, vagheggiata da milioni di credenti nel mondo, idolatrata come la più alta conquista spirituale, eppure fin dalla notte dei tempi teatro di sanguinosi conflitti che sembrano senza fine. Innumerevoli libri hanno tentato di offrire un aiuto (più o meno riuscito…) per la comprensione di un luogo dal fascino immortale, tuttora sorta di enorme “mina vagante” per l’umanità, eppure promessa eterna di Salvezza. Una Città (qui il maiuscolo è d’obbligo!) in cui il pellegrino-viaggiatore si trova a ogni passo coinvolto anima, cuore e mente nei più grandi misteri che da sempre avvolgono la storia di ogni uomo e di ogni civiltà. Una storia spesso drammatica, fatta di luci e ombre, di sangue e dolore, disperazione somma, ma anche di Fede, speranza di pace terrena e salvezza ultraterrena.

Le tre grandi religioni monoteiste si incontrano e si scontrano in questi vicoli grondanti di memoria, tant’è che nemmeno l’uomo più indifferente a ogni afflato spirituale può rimanere completamente distaccato, di fronte a una realtà così varia, profonda e intimamente complessa.

Forse l’interrogativo principale che riecheggia nell’immaginario del lettore, soprattutto se non ha mai visitato ancora la Città Santa (magari pur desiderandolo ardentemente!), è il seguente: Gerusalemme, più città celeste o terrena? Non è una questione di poco conto, è tutt’altro che secondaria. L’ex sindaco della città, Teddy Kollek, amava ripetere: “Ognuno ha due città: la propria e Gerusalemme”. Luogo di per sé mitico, tuttora lontanissimo dallo spazio e dal tempo della nostra quotidianità, presente ogni giorno nel cuore e nella mente di milioni di abitanti del nostro travagliato pianeta. In realtà, se ci si riflette attentamente, per lo più ognuno la pensa e la immagina come gli pare, ne ha un’idea astratta e mitica; la sogna letteralmente “a sua immagine e somiglianza”. Probabilmente è questo il destino delle città più conosciute e importanti della storia dell’umanità, eppure nel caso di Gerusalemme questo aspetto è mille e più volte più accentuato. Basti pensare che, nel corso della storia, essa ha rappresentato la meta ideale vagheggiata da una miriade di grandi artisti, scrittori, filosofi, combattenti, regnanti e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Esistono almeno tre anime principali a Gerusalemme: qui convivono, com’è noto, gli ebrei (ultraortodossi e laici), gli arabi, i cristiani, nonché altre piccole comunità religiose molto coese, come ad esempio quella armena: sono gruppi sia culturalmente che socialmente diversissimi tra loro, che costituiscono mondi a se stanti, magari vicinissimi geograficamente, ma aggregati eppure divisi. La struttura stessa della città oggi si presenta variamente sfaccettata e caratterizzata agli occhi del visitatore: esiste infatti una Gerusalemme più moderna e laica, dai tratti tipici di qualsiasi altra metropoli europea; i quartieri situati a est, invece, abitati dagli arabi, sono tipicamente mediorientali. Per non parlare della zona dove vivono gli ebrei ultraortodossi, il celebre quartiere Mea Shearim, vera e propria realtà fuori dal tempo.

L’aspetto per noi occidentali più sorprendente è che, per passare da un universo religioso-sociale all’altro, basta semplicemente attraversare una strada… Difficile, se non quasi impossibile, al mondo, trovare una metropoli che riunisca in sé tutte queste abissali differenze, complessità e miriadi di sfumature diversissime, a seconda del punto di vista preso in esame. Una realtà ricchissima di storia, carica di mistero e suggestione, specialmente durante i giorni delle maggiori festività religiose, che ovviamente qui, in Terra Santa, acquistano una valenza e una profondità impensabile in altri luoghi.

Il passato, con il suo carico di storia e memoria, risuona a ogni passo per queste strade, rimbomba in ogni pietra dove milioni di persone passano, quotidianamente, o sono passati, pochi giorni o millenni or sono; non è un’idea astratta, ma è capace di farsi tutt’uno con il presente, nonostante i mille travagli e le mille insidie che attanagliano questa terra. Gerusalemme in tal senso vive tuttora ogni giorno a fianco del suo enorme passato, fatalmente legata a esso, eppure, allo stesso tempo, vuole presentarsi anche come una moderna metropoli naturalmente aperta al futuro, per sua intrinseca natura multiculturale, multietnica, dalla vocazione più che mai internazionale. E’ unita per sempre a filo doppio alla sua indimenticabile e travagliata storia, ma al tempo stesso profondamente divisa dalle millenarie ferite che le ha inflitto una guerra che pare ancora senza fine, senza una facile soluzione. La complessità e le mille intrinseche contraddizioni di questo luogo sono ben visibili a partire dalla sua stessa topografia; i vecchi quartieri, i luoghi santi di Cristiani, Ebrei e Musulmani, gli stessi sobborghi di costruzione più recente sono il punto d’avvio di un racconto che tocca l’attualità e la storia, la vita quotidiana e le infinite lotte politico-religiose.

E’ proprio durante la festività religiose, infatti, che Gerusalemme diventa se possibile un luogo ancora più mistico e solenne di quanto non avvenga negli altri giorni. Il pensiero corre subito al salmo 87 che, riferendosi a Sion, recita: “Tutti là sono nati”. Possiamo dire infatti che ciascuno vi è nato. I problemi dall’umanità sono problemi che qui vengono come nodi al pettine. Per questo da Gerusalemme si può pregare per tutta l’umanità.

Già dal punto di vista geografico è impossibile restare indifferenti: essa sembra persino contesa tra le rocce del deserto della Giudea e il verde intenso tipico della vegetazione mediterranea. Zone di roccia arida, dove non spunta un briciolo di vita, fanno capolino fra lunghi tratti, dove si assiste al trionfo della natura più rigogliosa. Sì, è impossibile restare indifferenti. Gerusalemme è tutto questo: senso di morte imminente e, al tempo stesso, trionfo della Vita. Emblematica la sua posizione: sorge a ottocento metri d’altezza, distesa sopra una dolce catena di colline.

Da un lato domina il deserto, che scende verso Oriente fino al Mar Morto, dall’altro guarda verso ovest, a una lunga discesa che porta alla costa mediterranea. La città stessa si erge nel suo tipico colore bianco abbagliante, con lievi sfumature rosa: è la pietra calcarea, che, a seconda della luce del sole, offre all’osservatore ammirato riflessi ora più violenti e intensi, ora tenui e delicati. L’ennesima dimostrazione delle due anime inconciliabili della Città Santa, culla del Sacro per eccellenza, eppure insanguinata da lotte fratricide senza tempo, né facile soluzione.

Un momento indimenticabile, in tal senso, è stato la storica visita di San Giovanni Paolo II del 2000, l’anno del Giubileo. Ma come si può, obiettivamente, continuare a vivere in un luogo simile, che, al di là delle molteplici suggestioni e fascinazioni, continua però a essere percepito nell’immaginario collettivo purtroppo come un luogo soggetto ad attentati, dove la vita è perennemente in pericolo? Sulla questione-Gerusalemme pesa da sempre una carica emozionale fortissima e gravida di drammatici eventi: ma, forse, il vero volto della Città Santa, quello più amato e sognato da generazioni di credenti, si trova mirabilmente raffigurato nel celebre “Crocifisso” di Guido Reni, che si può ammirare nella splendida chiesa di San Lorenzo in Lucina, a Roma. Il Cristo, il Figlio di Dio morente, volge lo sguardo verso il Cielo, mentre, sullo sfondo, immersa in una foschia densa e tenebrosa come il calare della notte suprema, prima della fine del mondo, una Gerusalemme al tempo stesso spettrale e densa di morte, eppure sognante e magnifica, mostra i suoi immortali luoghi santi: miracolosamente (nonostante tutto!) giunti fino a noi, uomini del Terzo Millennio, più che mai bisognosi della Grazia Divina, di credere e di essere salvati. La Città Santa, soprattutto, è questo.

 

* Legio Mariae – Roma

 


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