Note di coraggio clericale, nonostante femministe, radicali, media e sinistrorsi


Di Diego Torre

Leonesi e Marconi; prete e vescovo. Il primo, don Andrea,  in quel di Macerata, in un’omelia del 27 ottobre ha osato compiacersi per la decisione della Corte polacca che ha dichiarato incostituzionale l’aborto eugenetico, rendendolo illegittimo. Ma ha fatto di peggio: per far comprendere la gravità di questo delitto, si è permesso di dichiarare che esso è più grave della pedofilia. Da quest’ultima infatti si può tornare indietro riparando il tessuto psicologico della vittima; ma dall’aborto non si torna più: chi è stato ucciso è morto per sempre.

Apriti cielo; anzi apriti inferno! Femministe, radicali, massmedia, esponenti di sinistra, CGIL-CISL-UIL  (ma che c’azzecca?), ovviamente i soliti cristiano “adulti”… tutti a lapidare il povero prete. Chissà se costoro, inorriditi dalla pedofilia ma non dall’aborto, combattono la prima con lo stesso zelo che ci mettono a difendere il “diritto” della madre di sopprimere colui che porta in grembo?

Ma è avvenuto l’inatteso: il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, in una sua nota, ha preso le difese del sacerdote ed ha ribadito l’immutata dottrina cattolica:

«Io sono contro l’aborto, che non ritengo né un diritto né una conquista di civiltà, ma un fallimento sociale quando porta a considerare una vita umana come “un problema”. Ogni vita umana è invece una ricchezza per tutti, anche se può essere una sfida alla società… Con il linguaggio provocatorio del pensiero e della riflessione, tipico di una omelia, don Andrea ha messo in guardia da una mentalità oggi imperante … se l’aborto è l’unica scelta concretamente lasciata anche a una sola donna, perché tutta la società non ha fatto di tutto e di più per aiutarla, questa non è civiltà, ma barbarie.” E poiché don Andrea aveva parlato della sottomissione della donna, il vescovo precisa l’autentica interpretazione del passaggio paolino: “Il brano di Efesini, che descrive la bellezza della vita cristiana come vita di gioia e comunione rispetto alla vita dei pagani, obnubilati dal vizio e dalla voglia di dominare sugli altri, svela che il segreto di questa vita bella è proprio nel non voler dominare gli uni sugli altri, anzi nel sottomettersi nell’amore: “siate sottomessi gli uni agli altri” (Ef 5,21). E continua: le mogli sottomesse ai mariti come la Chiesa lo è a Cristo ed i mariti alle mogli, come Cristo che si è sottomesso alle esigenze di un amore infinito per la Chiesa.”

Infine il vescovo invita  “ a studiare meglio il Medioevo. Oggi nessun docente universitario competente userebbe più la metafora del Medioevo come “epoca di oscurantismo” tipica di certa letteratura polemica del ’700. Non siamo più nel XVIII secolo».

“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, diceva don Abbondio. Ringraziamo Dio che ancora nella chiesa italiana esistono  vescovi e sacerdoti coraggiosi, pronti a sfidare il politicamente corretto pur di rendere testimonianza alla verità e a Colui che disse di essere la Verità.

 


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