Shemà. Commento al Vangelo del 17 novembre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

VANGELO DEL GIORNO: Lc 19,1-10

martedì 17 novembre 2020

Santa Elisabetta d’Ungheria

Oggi la liturgia ci fa celebrare la memoria di santa Elisabetta d’Ungheria, figlia del re d’Ungheria, una santa vissuta poco su questa terra, però la sua vita fu davvero intensa. Promessa sposa di Ludovico, figlio ed erede del sovrano di Turingia, Elisabetta si sposò a quattordici anni, ma dopo 5 anni vide morire il marito Ludovico IV, poco prima di imbarcarsi con Federico II per la crociata in Terra Santa. Elisabetta aveva tre figli: Ermanno, Sofia e Gertrude, che nacque orfana di padre. Rimasta vedova, Elisabetta fece edificare a proprie spese un ospedale, riducendosi in povertà. Seguendo la regola che San Francesco scrisse per i laici del suo ordine, offrì tutta se stessa agli ultimi. La sua scelta di povertà scatenò la rabbia dei suoi parenti, che arrivarono a privarla dei figli. Morì a Marburgo, in Germania il 17 novembre 1231. Papa Gregorio IX, nel 1235, la proclamò santa.

La storia e l’esempio di sant’Elisabetta ci tocca il cuore e ci mostra che chi viene visitato dal Signore e dal suo amore, conosce solo un modo per vivere questo amore: donare, donare tutto. Rinunciare alle ricchezze, per chi è visitato da Gesù, non è un atto di follia, ma una risposta d’amore, una dilatazione di sé, perché ciò che si può guadagnare e tenere per sé, possa essere utile a qualcuno e così diventare il bene di tutti. Questo desiderio che sorge dal cuore è, di fatto, lo stesso desiderio di Gesù, che, come ci ricorda il Vangelo di oggi, “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto“.

Il Signore desidera la salvezza per tutti, ecco perché sceglie alcuni! Nel vangelo, lo possiamo osservare con chiarezza, sceglie Zaccheo, il capo dei pubblicani, tanto piccolo di statura, quanto ricco di beni. Una scelta strana, che ha fatto discutere: nessuno avrebbe mai potuto immaginare che proprio Zaccheo avrebbe suscitato l’interesse di Gesù. Ma il primo a stupirsene fu lo stesso Zaccheo che, arrampicatosi su un sicomoro pur di veder da lontano Gesù, dall’alto del suo piedistallo, viene raggiunto e invitato a scendere giù, a mostrarsi così com’è. Gesù lo raggiunge non solo con il suo sguardo, non solo con la parola, ma addirittura con tutta la sua persona: Gesù entra nella sua casa, resta con lui, mangia con lui.

Il bisogno più profondo di Zaccheo non era quello di essere l’uomo più importante della sua città: già lo era, non di essere il più ricco: già lo era. Una cosa gli mancava: stare bene con qualcuno, in semplicità, senza fingere, senza mostrare chissà cosa di sè, come quando si passa del tempo con familiari, parenti, amici, o si sta con qualcuno che ci  vuole bene. Ecco, il bisogno vero di Zaccheo è lo stesso che abbiamo tutti e Gesù si fa risposta a questo bisogno umano di essere amati, perchè Dio è amore! Chiediamo al Signore che questo Vangelo ci cambi il cuore, che ci mostri quanto anche noi, come Zaccheo, possiamo dare di noi stessi, delle nostre ricchezze materiali e spirituali a coloro che ci incontrano. Proprio ieri, leggendo un libro, mi è rimasto nel cuore un piccolo testo di Primo Mazzolari sulla questione del donare tutto. Lo condivido con voi: ” Chi non dà tutto non è nella carità, ma in una condizione borghese che concilia il mio col tuo. Dove finisce il mio, comincia il paradiso. Con niente puoi dare a chiunque, se vuoi bene a tutti. Se non hai cose materiali, hai il cuore, e ognuno ne può prendere quanto vuole, perché il cuore cresce spendendosi, si arricchisce spogliandosi” (P. Mazzolari in Slogans dell’anima, ed. Paoline).

Chiediamo allora al Signore, che oggi, anche attraverso di noi, di ciò che possiamo donare di noi, nessuno venga perduto, nessuno resti lontano dall’amore di Dio. Buona giornata!

Lc 19,1-10

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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