La paura del virus paralizza: ma c’è ancora culto a Dio?


Di Padre Giuseppe Tagliareni

 

Lo Spirito innalza Giovanni ad assistere alla liturgia celeste.

Egli vede Dio assiso in un trono sormontato da un arcobaleno, davanti ad un mare di cristallo e circondato dai 24 seggi degli anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo, che rendevano adorazione a Dio.

Davanti al trono stavano sette spiriti come fiaccole ardenti e sul trono esseri celesti dal forte significato simbolico, con fattezze di leone, bue, uomo, aquila, che inneggiavano a Colui che è sul trono, dicendo: «Santo, Santo, Santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!»… «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create» (Ap 4,8.11).

La Chiesa da sempre ha cercato di ispirarsi alla somma liturgia celeste, nei canti e inni, nei paramenti, nelle cerimonie, più solenni nelle feste. Tutto a gloria di Dio presente.

Oggi, invece, la paura del virus paralizza: liquidi igienizzanti, mascherine, distanze, guanti e chiese chiuse. Ma c’è ancora culto a Dio?

Gesù è il Re che ha conquistato il suo titolo regale, vincendo tutti i demoni.

Al suo ritorno farà i conti sia con coloro che aveva posto ad amministrare i suoi tesori (la grazia di Dio) sia con coloro che non lo volevano come re: i suoi stessi concittadini (ebrei e cristiani), che in massa hanno scelto Mammona e calpestato la Legge di Dio.

Molto severa sarà la vendetta divina.

 


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Ma il culto a Dio è legato ai luoghi e alla forma o preziosità dei calici e delle ampolle?
“E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.
E’ Parola di Dio (Gv., 4, 23:24).