La denuncia della dottoressa Morse: “50 milioni di aborti all’anno in tutto il mondo”


Di Matteo Orlando

“Il 18 novembre 1920, la Russia sovietica è diventata il primo paese a legalizzare l’aborto”, ha detto la dottoressa Jennifer Roback Morse, Ph.D., fondatrice e presidente del Ruth Institute, ricordando i 100 anni del tragico evento.

“Non sorprende che uno stato totalitario sia stato un pioniere dell’aborto legalizzato. Proprio come il comunismo viola i diritti umani su vasta scala, l’aborto nega il più fondamentale dei diritti – il diritto alla vita – al nascituro”, ha dichiarato la Morse. “Ecco perché è ironico che così tante organizzazioni internazionali cerchino di descrivere l’aborto come un diritto umano fondamentale, paragonabile alla libertà di parola o al diritto a un giusto processo”.

Fino alla fine della seconda guerra mondiale, l’aborto legalizzato era limitato alla Russia e ai paesi controllati dall’URSS, poi Svezia e Giappone hanno seguito l’esempio. Negli anni ’60 e ’70, molte democrazie europee hanno approvato leggi simili. Nel 1973, la Corte Suprema impose l’aborto agli Stati Uniti.

Oggi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ci siano 50 milioni di aborti all’anno in tutto il mondo. “Il numero di aborti eseguiti negli ultimi 100 anni potrebbe essere di miliardi”, ha detto Morse che ha avvertito: “alcune importanti ONG, e donatori di aiuti governativi, stanno cercando di forzare l’aborto nei paesi africani come il Kenya, nonostante la schiacciante opposizione locale (la lotta contro l’aborto è guidata da gruppi come il Kenya Christian Professionals Forum). È importante per tutti noi capire le origini dell’aborto legalizzato. È iniziato con un regime dedito all’abolizione dei diritti umani e della famiglia e alla massiccia espansione del potere statale”, ha accusato la Morse.


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