Shemà. Commento al Vangelo del 23 novembre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Lc 21,1-4

lunedì 23 novembre 2020 

Nel vangelo di oggi Gesù fa notare ai suoi discepoli il gesto di vedova povera che dona tutto quello che aveva per vivere. Si tratta di un gesto nascosto, di una donna anonima. Eppure questo gesto è l’esempio che Gesù offre, all’insaputa della donna, ai suoi discepoli e a tutti noi. Quanti gesti di condivisione, di dono, di gratuità facciamo nelle nostre giornate? Non lo chiedo per contarli, ma perché ne prendiamo coscienza e rispondiamo all’invito che oggi il Signore ci offre, mostrandoci l’esempio di questa donna. Ed è importante che ne prendiamo coscienza perché forse anche noi, come i discepoli di Gesù, pensiamo che i problemi possano essere risolti con i soldi. Forse anche noi, se fossimo stati con Gesù, avremmo pensato che i due centesimi di quella donna non sarebbero serviti a nulla, anche perché i soldi che venivano offerti al tempio erano soldi che servivano per il bene pubblico. E’ vero che anche per fare la carità servono soldi, però Gesù oggi, nel Vangelo, ci dice che: “Questa vedova povera ha messo più di tutti”. Perché “più di tutti”? Di fatto ha osservato la legge, che comanda di fare l’elemosina, infatti in Dt 15,11 è scritto: “Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese”. Cosa fa di speciale questa donna, se non fare l’elemosina, che è un dovere per gli ebrei? Questa vedova ha messo più di tutti perché non ha guardato a se stessa, alla sua vita, ai suoi bisogni. Questa vedova ha dato tutto, e ha capito la vera logica di Dio, perché per costruire il Regno di Dio non ci vogliono i soldi, ma il cuore. E oggi la liturgia ci fa celebrare la memoria di un santo che ha saputo vivere questo: povertà, precarietà, fiducia, dono di tutto se stesso, per il Regno di Dio. Si tratta di San Colombano, monaco di origine irlandese, che si fece pellegrino di Cristo per istruire nel Vangelo le genti, dando origine alla ‘peregrinatio pro Domino‘, che costituì uno dei fattori dell’evangelizzazione e del rinnovamento culturale dell’Europa nell’Alto Medioevo. Fondò insieme a molti altri monasteri quello di Luxeuil, dove visse per quasi vent’anni e scrisse per i suoi seguaci la Regula monachorum, scrisse poi poesie in latino, un libro di grammatica, la Regula coenobialis, una sorta di codice penale per le infrazioni dei monaci, il De poenitentiarum misura taxanda, con cui introdusse la confessione privata e reiterata, quando ancora non esisteva la confessione privata come prassi sacramentale. Uomo che generò tante novità, che ovviamnete  destarono difficlotà ed ostilità nel suo cammino, tanto che dovette lasciare Luxeuil e arrivò, passando per la Svizzera, a Bobbio, dove morì. Per meditare allora meglio sul vangelo di oggi, portiamo nel cuore alcune parole di San Colombano: “Mangiamo col povero, beviamo col povero, condividiamo la sorte del povero, per meritare almeno così di entrare insieme col povero in quel luogo, dove verranno saziati coloro che qui per Cristo hanno fame e sete di giustizia (Mt 5, 6)“. (Instruct. VII,2)  Buona giornata! 

Lc 21,1-4

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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