Con quali forze potremo superare la prova estrema?


 

Di Padre Giuseppe Tagliareni

“Coloro che avevano vinto la bestia, la sua immagine e il numero del suo nome, stavano in piedi sul mare di cristallo” (Ap 15,2) e cantavano il cantico di Mosè, come i liberati dalla schiavitù del faraone di Egitto (antica Pasqua) e il cantico dell’Agnello vincitore del peccato e della morte (nuova Pasqua).

A sette angeli vengo no date le “sette coppe dell’ira di Dio” (16,1) per gli ultimi castighi: 1) una piaga maligna su quelli marchiati col segno della bestia; 2) sangue morto in mare e morìa dei pesci; 3) acqua delle sorgenti e dei fiumi tramutata in sangue; 4) sole bruciante gli uomini col fuoco; 5) tenebre fitte sul trono della Bestia, piaghe e dolori; 6) tre spiriti impuri escono dalla bocca del Drago, della Bestia e del falso profeta, per la battaglia di Armaghedòn; 7) un grande terremoto che squarcia in tre parti Babilonia e caduta di enormi chicchi di grandine.

Il susseguirsi di questi castighi nasce dall’ostilità dei malvagi contro il regno di Dio: essi non si convertono e continuano a bestemmiare. Ma l’ira di Dio finalmente fa giustizia sulla terra.

I veri discepoli di Gesù avranno sorte simile alla sua: “«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno… trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza”… Io vi darò parola e sapienza… Sarete odiati da tutti a causa del mio nome…”.

Con quali forze potremo superare la prova estrema?

 


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