Don Bernardo di Nardo: “Gli armeni si sentono dimenticati e traditi dalla comunità internazionale”


Di Angelica La Rosa

Il sacerdote cattolico romano Bernardo di Nardo, nativo dell’Argentina, da tre anni lavora per la piccola minoranza cattolica in Armenia.

Intervistato da Maria Lozano per conto della fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, padre Bernardo, ha spiegato che, dopo il cessate il fuoco tra azeri ed armeni, questi ultimi hanno dovuto lasciare intere aree della regione contesa del Caucaso meridionale e che i termini dell’accordo tra Azerbaigian e Armenia sul Nagorno-Karabakh/Artsakh ha creato molti malumori tra gli armeni.

“Le persone sono molto insoddisfatte dei termini del cessate il fuoco, li vedono come un tradimento delle migliaia di morti e come una resa totale degli armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh”, ha spiegato padre Di Nardo. La conseguenza principale in Armenia, in questo momento, è una gravissima crisi politica mentre nelle zone che l’Azerbaigian potrà mantenere nel Nagorno-Karabakh, per gli armeni che vivono lì “le conseguenze saranno che di fronte alla minaccia di genocidio, vivranno in un clima di costante paura”. Così è molto probabile che la maggior parte dei residenti del Nagorno-Karabakh/Artsakh “lascerà le proprie case e andrà in Armenia. Il patrimonio culturale e religioso è in pericolo”.

Intanto in Armenia la povertà aumenta a causa della priorità data alla spesa militare e all’accoglienza di un alto numero di sfollati provenienti dal Nagorno-Karabakh/Artsakh. “Le famiglie accolgono quanti più parenti, amici o conoscenti possono, e questo aumenta le problematiche. C’è un alto tasso di disoccupazione a causa della crisi dovuta alla pandemia, in particolare per la mancanza delle entrate che portava il turismo”.

Secondo Padre Di Nardo questa guerra mette a nudo “l’ipocrisia di molti governi che, pur promuovendo la pace nei loro discorsi, vendono armi a coloro che sono coinvolti. Inoltre, mostra che sono molto più interessati al petrolio e al gas di questi paesi che alla vita delle persone. Stiamo vivendo una politica di espansione nazionalista e il desiderio che popoli cristiani molto antichi come gli armeni scompaiano. Gli armeni si sentono dimenticati e traditi dalla comunità internazionale, sempre più interessata ai giochi geopolitici”.

Recentemente, al di là del dramma umanitario e della enorme perdita di vite delle scorse settimane (oltre 5mila sono state le vittime tra militari e civili), è emersa anche la necessità di tutelare il patrimonio artistico e culturale. Tanto che il Consiglio Mondiale delle Chiese ha scritto all’Unesco per preservare i 4mila monumenti storici, religiosi e culturali di quella zona.

C’è da ricordare che già i musulmani dell’Azerbaigian hanno bombardato ripetutamente la Cattedrale di Ghazanchetsots a Shushi mentre adesso sono a rischio l’arte e l’architettura armena del Nagorno-Karabakh/Artsakh, in particolare monasteri e chiese di età paleocristiana, medievale e moderna, fortezze medievali, khachkar (croci scolpite sulla pietra e finemente decorate), iscrizioni armene sui monumenti ecc.

 


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