Vuoi i soldi UE? Devi rinunciare ad altra sovranità nazionale. Ma c’è chi dice no!


Di Diego Torre

Non pare vero ai massmedia, al giornale unico globale, e a tutti gli uomini politici proni al politicamente corretto, di screditare Polonia ed Ungheria (a cui si è poi aggiunta la Slovenia).

Di cosa sarebbero colpevoli stavolta?

Di avere bloccato (anche) il Recovery Fund di 750 miliardi, lasciando nella desolazione interi popoli in attesa del messianico e pecuniario, ma non gratuito, sostegno.

Ovviamente i biechi governi di quelle nazioni vanno additati dal pubblico ludibrio insieme all’orco Matteo Salvini, loro complice di efferatezze.

Poco conta che i partiti al governo in quegli stati non facciano parte del gruppo parlamentare a cui aderisce la Lega in Europa.

“Calunniate, calunniate; qualcosa resterà “. E’ un aforisma attribuito a Plutarco, a Bacone, Rousseau, Voltaire, ripetuto da Schopenhauer e da Marx. Incerto è l’autore ma sicuro l’effetto: funziona!

Il veto, sufficiente a bloccare il piano, è stato motivato dal potere attribuito alla Commissione Europea di bloccare l’erogazione dei fondi a quei Paesi che compiano «violazioni di valori fondamentali come la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle minoranze».

Helena Dalli, commissario europeo per l’uguaglianza e relatrice del testo, ha affermato che i paesi disobbedienti saranno multati: “Perché è un modo per mettere in riga uno Stato membro, si spera, dicendo ‘OK, non si ottiene una quota che si dovrebbe ottenere se non si rispetta lo stato di diritto’.

Le condizioni previste per il blocco delle risorse utili a fronteggiare le difficoltà scaturite dall’epidemia di Covid-19, sono quindi per chi violasse i princìpi fondamentali della UE. Chiaro ora il senso della “generosa” elargizione (ma sempre di PRESTITO si tratta! Chi lo pagherà?)? Se vuoi i soldi devi allinearti e rinunciare ad un altro pezzo della tua sovranità nazionale.

L’Ungheria con la nuova Costituzione del 2012, considera la famiglia come «la base della sopravvivenza della nazione», e promuove «il matrimonio inteso come l’unione coniugale di un uomo e di una donna», e proclama che «la vita del feto sarà protetta dal momento del concepimento». Ed infine lì i migranti entrano soltanto con il consenso della legge. Per tali ragioni quel paese è nel mirino dei poteri forti. Il governo magiaro inoltre è in guerra con il magnate Soros alle cui attività ha posto forti limiti, attirandosi i fulmini europei.

George Soros il 18 novembre ha bollato i due paesi come «indegni ed antidemocratici contro i quali l’Europa deve agire senza indugi e senza cedere a compromessi».

Viktor Orbán ha replicato: «George Soros minaccia l’Ungheria e la Polonia»; «è una delle persone più corrotte al mondo; ha un sacco di politici in tasca che ora vogliono ricattare l’Ungheria e la Polonia per l’accesso ai fondi dell’UE».

La cattolica Polonia, dal canto suo, ha appena annullato il “diritto” di aborto nel caso di malformazioni genetiche del nascituro, attirandosi le ire funeste della presidente della Commissione Europea , la democristiana Von der Leyen, che accusa quel paese di fare “una marcia indietro” circa i diritti delle donne, per i quali “dobbiamo spingere in avanti, non arretrare”.

Minacce, intromissioni, limitazioni alla sovranità nazionale su temi eticamente rilevanti. Siamo evidentemente ad un bivio della storia dell’Unione Europea. O gli eurocrati, ricattando i governi ancora liberi, riescono a piegarli, o potrebbe sfaldarsi questa posticcia costruzione che ignora i valori spirituali e culturali che hanno fondato la nostra civiltà. Altri stati (ovviamente non l’Italia) guardano con interesse e simpatia alla Polonia e all’Ungheria. Vedremo a dicembre quale sarà la conclusione di quello che è ormai un aperto conflitto. Che Dio sostenga i suoi e protegga l’Europa!

 


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