Guai a chi si addormenta e non si prepara alla venuta del Signore


Di Padre Giuseppe Tagliareni

I Domenica di Avvento, Anno B.

Il profeta antico, vedendo la distruzione del tempio e la devastazione di Gerusalemme, capisce che si tratta di una punizione divina. Ma vuole sperare la salvezza. Dio ha fatto cose meravigliose come quando salvò Israele dalla schiavitù del faraone. È vero che poi questo popolo tralignò, ma Dio è fedele. “Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro Redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?… Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,16-17.19).

Ecco il sospiro del vero credente. Egli vede che tutti siamo diventati ribelli; ma osa sperare. “Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani. Signore, non adirarti fino all’estremo, non ricordarti per sempre dell’iniquità. Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo” (64,7-8).

San Paolo dice ai Corinti, che avevano accettato il Vangelo, che Dio li “renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo” che è prossimo.

Gesù ci ripete: “Vegliate!”. Guai a chi si addormenta e non si prepara alla venuta del Signore.

Ad ognuno Egli affida un compito nella sua casa, la Chiesa. Ci raccomanda di stare pronti ad aprirgli appena viene, ma non ci dice quando. Anzi ci assicura che verrà all’improvviso.

Beati quelli che lo attendono come si attende lo sposo per le nozze. Si, Egli è Colui che viene.


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