La sanità calabrese? Sempre e solo questione di ‘ndrangheta ed illegalità…


Di Giuseppe Brienza

Un prefetto. Prima un generale dei carabinieri.

Ebbene sì, il Consiglio dei Ministri ha nominato venerdì sera, su proposta del titolare del dicastero della salute Speranza e dell’economia Gualtieri, il prefetto Guido Longo quale nuovo Commissario ad acta per l’attuazione del vigente Piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria.

Il dott. Longo, che per oltre quarant’anni ha lavorato nell’amministrazione dell’Interno, ricoprendo importanti incarichi come Questore e come Prefetto, non solleva naturalmente nessuna ombra sulla sua figura professionale e morale, ma cosa c’entra con la sanità calabra?

Il nome di Longo è ricordato, da questore di Caserta, per aver coordinato le indagini che portarono all’arresto dei latitanti dei Casalesi Antonio Iovine, Michele Zagaria e, soprattutto, del capo assoluto del clan, Francesco Schiavone, detto “Sandokan”.

Il concetto di managerialità e di competenza amministrativa non viene quindi ancora una volta preso in considerazione quando si parla di commissariamento della sanità in Calabria. Solo ‘ndrangheta ed illegalità fanno testo quando si tratta di ricostituire la “macchina” amministrativa pubblica di questa sfortunata Regione.

Per cercare di recuperare la situazione viene nuovamente chiamato in causa un esponente delle Forze dell’ordine e, domani, avremo in situazioni analoghe magari un magistrato, salvo poi rilevarne l’inadeguatezza a svolgere il compito specifico. Ma sì, tanto la colpa è solo e sempre dei calabresi…

Questa ennesima nomina del Governo Conte risponde alla stessa logica di quando si parla della Pubblica amministrazione. Infatti, nonostante le indubbie criticità che affliggono lo Stato italiano, non tutte derivanti da responsabilità di chi ci lavora dentro, è un luogo comune, a volte ripetuto in malafede, associarlo sempre e comunque alle parole inefficienza, privilegio, disinteresse, furbetti, corruzione etc.

Da quest’ultimo punto di vista pensiamo che l’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che la corruzione pubblica la prevede per “statuto”. Avete mai pensato infatti a cosa c’è dietro ad un Codice dei contratti pubblici emanato in 220 articoli e 25 allegati oppure nel nome stesso dell’organismo istituzionalmente preposto alla trasparenza, ovvero l’Anac – Autorità Nazionale anti Corruzione?

Altra riflessione che suscita la nomina del dott. Longo riguarda l’ultima candidatura designata dall’esecutivo, all’ultimo momento saltata. Fino al giorno prima del Consiglio dei ministri, infatti, il nome che sembrava deciso per la carica di commissario alla sanità della Calabria era quello del coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), che in passato fu anche braccio destro di Guido Bertolaso, Agostino Miozzo.

Di ruolo dal 2002 nel Dipartimento della Protezione Civile, Miozzo è pensionato da un mese e, d’allora, sta lavorando gratuitamente per mettere pace tra le prime donne del CTS. Ebbene quello che desta sconcerto è che la sua disponibilità a ricoprire il delicato ruolo commissariale in Calabria c’era, ma la nomina pare sia saltata per il venir meno delle condizioni, davvero minimali, richieste al Governo per poter esercitare la sua funzione.

Le tre condizioni che il dott. Miozzo pare abbia chiesto per mettere mano ad un disastro stratificato da 20 anni come quello della sanità calabra, sono state: 1) la previsione di norme in deroga per operare; 2) poter tornare in servizio ed essere dotato di una “squadra adeguata”; 3) disporre di una retribuzione adeguata per l’incarico (come dargli torto, vista l’estrema difficoltà dell’impresa?).

Ebbene queste condizioni, in particolare i “superpoteri” per operare in una Regione commissariata da un decennio, sarebbero state considerate troppo «vincolanti» da Palazzo Chigi. A mio parere si tratta di cautele (le prime due, intendo) del tutto logiche per poter verosimilmente cercare di portare a casa un risultato. Il fatto che non siano state accordate finendo per far saltare la quinta possibile nomina in Calabria la dice lunga sul Governo… Dopo il generale dei carabinieri Cotticelli, e Zuccatelli, Varratta, e Mostarda, abbiamo dovuto assistere nelle ultime settimane alla vicenda paradossale del neo-designato Eugenio Gaudio, ex rettore dell’università La Sapienza di Roma, ed infine al balletto su Gino Strada. Con il “caso Miozzo”, davvero, i calabresi non meritavano l’ennesimo buco nell’acqua. Un grosso in bocca al lupo comunque al nuovo commissario alla Sanità Longo, il cui ultimo incarico è stato quello di Prefetto di Vibo Valentia, che ha mantenuto fino al 30 maggio del 2018, giorno in cui è andato in pensione…

 


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