Un’accozzaglia di banalità diventa fasciosessismo misto a bieca censura


Di Dalila di Dio*

Nelle ultime ore si è consumato, sotto gli occhi della Nazione, un terribile episodio di fasciosessismo misto a bieca censura che ha visto come vittima la paladina dei diritti civili, la portavoce universale delle donne, brave perché sono femmine, la santa protettrice di tutti gli asterischi.

Il colpevole di questo inaccettabile abuso è, ovviamente, un maschio, bianco eterosessuale che, in quanto tale, merita tutto il disprezzo possibile.

L’Onorevole Laura Boldrini, già presidentA della Camera dei deputati, tiene un blog su Huffington Post, testata diretta da Mattia Feltri.

Ho scoperto questa cosa da qualche giorno, giacché leggo Boldrini spesso ma solo per spasso e ad Huffpost preferisco di gran lunga Fuffapost.

È un dato totalmente privo di interesse, se non fosse per il pericoloso, anzidetto, caso di censura fasciosessista.

Succede che in occasione della Giornata contro la violenza nei confronti delle donne Laura Boldrini scriva un pezzo toccante e vibrante, per nulla retorico, banale o scontato.

Uno di quei pezzi destinati a fare la storia del giornalismo:

«La violenza degli uomini sulle donne è una strage quotidiana».

«Purtroppo il sessismo, che alimenta la misoginia, è presente in ogni ambiente del nostro Paese e si manifesta in tante forme anche in quelle del linguaggio».

«Alimentare la gogna mediatica contro le donne che hanno un profilo pubblico non è normale, è una degenerazione. Non dobbiamo abituarci a questa deriva. Tali modalità violente hanno un obbiettivo: espellere le donne dalla sfera pubblica, istituzionale e politica. Perché? Per consolidare il potere maschile. E tanto più le donne si fanno strada, tanto più aumenta questa spinta opposta e contraria alla loro tenacia di avanzamento e realizzazione».

Insomma, se attacchi qualcuno che, casualmente, alla nascita è femmina, stai attaccando la donna e lo stai facendo perché in quanto donna è brava, più brava di te e a te, uomo, la donna brava fa paura.

Parole rivoluzionarie e sorprendenti.

Roba mai letta prima.

Il pensiero boldriniano nel suo momento di avanguardia più pura.

Succede che Boldrini inserisca in questo suo avveniristico scritto una riga, poche parole, contro Feltri Vittorio, direttore di Libero, padre di Feltri Mattia.

Succede che Feltri Mattia, che dell’Huffington Post è il direttore, cioè la persona deputata a decidere cosa pubblicare e cosa no senza dover dare spiegazioni o giustificazioni ad alcuno – in particolar modo ai blogger OSPITI del suo giornale, come la former PresidentA – contatti l’On.le Boldrini chiedendole di rimuovere quelle poche parole.

A pensar male si fa peccato ed io sono una gran peccatrice: ma chi non ha colto l’astuzia di Nostra Signora di tutte le desinenze femminili – che con chirurgica perizia ha inserito nel suo masterpiece poche ma efficaci parole per guadagnarsi una piccola, miserevole, ribalta gridando alla censura – è un pirlotto.

Stupido è stato, per sua stessa ammissione, Mattia Feltri, nel contattare l’On.le Boldrini «nella fiducia», scrive, «di trovarmi a confronto con una persona con cui intrecciare un ragionamento», restando, invece, imprigionato nella sua, piuttosto elementare, rete.

Succede che Boldrini, nel corso di quella telefonata, non solo rifiuti di modificare il pezzo ma minacci Mattia Feltri di divulgare il contenuto di quella conversazione nel caso di mancata pubblicazione integrale del capolavoro del femminismo moderno.

In sostanza, o lo pubblichi o ti sputtano (si perdoni il riferimento fasciosessista alle meretrici, ma non avrei saputo esprimere meglio il concetto).

Succede che Mattia Feltri decida di non pubblicare il pezzo e – in 3, 2, 1 – dalle schiere della sinistra progressista parta la gogna mediatica contro il direttore censore.

Succede che un’accozzaglia di banalità scritte pure male diventi un “articolo censurato” che tutti, improvvisamente, vogliono leggere e condividere.

Ecco fatto.

Tutto secondo i piani.

Ora, al posto di baby Feltri, nemmeno io avrei pubblicato quel pezzo: non per il riferimento a mio padre e nemmeno perché è un pezzo banale e retorico e privo di qualunque pregio stilistico.

Non lo avrei pubblicato perché, cara Onorevole Boldrini, simili giochetti può benissimo farli con qualcun altro…

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Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Catania ed avvocato penalista.


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