I cattolici si mobilitano per tutelare la libertà di culto minacciata dalle restrizioni anti-Covid


Di Emanuela Maccarrone

Dopo l’Inghilterra e la Francia, anche negli Stati Uniti i cattolici iniziano ad ‘alzare la voce’ per il regolare ripristino del culto pubblico.

La lotta legale contro Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, da parte della diocesi di Brooklyn, ha indotto quest’ultima a rivolgersi alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Secondo la diocesi le misure anti-covid imposte nelle zone rosse e arancioni hanno violato il diritto fondamentale al libero esercizio della religione, protetto dalla Costituzione degli Stati Uniti.

La Corte Suprema ha emanato un atto di ingiunzione di emergenza a favore della diocesi.

Il protagonista della vicenda è stato  il vescovo di Brooklyn, Nicholas Di Marzio, che fin dall’inizio ha sostenuto: “le restrizioni imposte dal Governatore Cuomo erano un eccesso che non teneva conto delle dimensioni delle nostre chiese o dei protocolli di sicurezza che hanno tenuto al sicuro i parrocchiani. I cattolici a Brooklyn e nel Queens hanno aderito a tutti i protocolli di sicurezza COVID-19 per partecipare alla Messa e ricevere l’Eucaristia. Le nostre chiese non sono state la causa di alcun focolaio”.

La decisione della Corte ha rincuorato il vescovo e i fedeli.

Il rappresentante legale della diocesi, l’avvocato Randy M. Mastro, ha manifestato la propria soddisfazione: “siamo estremamente grati che la Corte Suprema abbia agito in modo così rapido e deciso per proteggere uno dei nostri diritti costituzionali fondamentali: il libero esercizio della religione”.

Tuttavia, il prossimo 18 dicembre verrà discusso l’appello mosso dalla diocesi verso la decisione della Corte distrettuale che ha negato il provvedimento ingiuntivo preliminare.

Nel frattempo la posizione della Corte Suprema è stata una fonte di incoraggiamento.

Un caso analogo è stato vissuto dai fedeli  in Belgio.

Lo scorso giovedì un gruppo di cattolici ha inviato una petizione alla Conferenza episcopale del Belgio e all’ambasciatore Vaticano.

Nel documento il comitato ha chiesto che sia ripristinata la situazione precedente all’attuale blocco, quando era consentita una partecipazione minima dei fedeli alla messa.

Tuttavia, la  Conferenza episcopale ha fatto sapere di attendere anch’essa la ripresa del culto pubblico, ma di rispettare le attuali disposizioni del Governo belga che lo proibisce fino al 13 dicembre, a causa dell’elevato numero dei contagi.

La tutela del diritto alla libertà di religione sta spingendo una parte della Chiesa cattolica all’azione e, quindi, a non rimanere inerme.

Alcune diocesi hanno deciso di combattere affinché, nel rigoroso rispetto delle misure di sicurezza, si continui a riconoscere e a garantire il diritto al culto pubblico.


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