Organizzazioni cattoliche accusano la polizia indonesiana di avere ucciso due catechisti


Di Angelica La Rosa

Alcune Organizzazioni cattoliche hanno accusato la polizia indonesiana dell’omicidio di due catechisti.

Si tratta di quattro organizzazioni cattoliche della provincia di Papua (l’area della grande isola della Nuova Guinea che appartiene all’Indonesia).

Un dettagliato rapporto ricostruisce due attentati del 26 ottobre scorso contro Rufinus Tigau e Meinus Bagubau e ricorda anche un attacco che ha ucciso un altro catechista 20 giorni prima.

Rufinus Tigau, 28 anni, originario della Papua e catechista cattolico della diocesi di Timika, sarebbe stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da membri di un’operazione congiunta dell’esercito e della polizia indonesiani a Kampung Jibaguge.

Anche Meinus Bagubau, 12 anni, è stato colpito e ferito lo stesso giorno, sebbene non sia morto.

Rufinus Tigau si era avvicinato alle forze di sicurezza che avevano circondato l’area in cui viveva e continuavano a sparare. Rufino voleva solo una spiegazione per cercare un gesto conciliante. Come osserva il rapporto: “Tigau si è avvicinato ai membri della sicurezza e ha detto: ‘Per favore, smettela di sparare. Dobbiamo parlare con calma. Qual è il problema?'”.

Un membro dell’operazione gli ha puntato contro una pistola e ha immediatamente alzato le mani in segno di sottomissione. Tuttavia, lo hanno ucciso sul posto, a sangue freddo, dice il rapporto.

L’esercito ha risposto, senza prove, che Tigau era un membro del TPN-PB, cosa che è stata smentita da padre Martin Kuayo, amministratore della diocesi cattolica di Timika, confermando che Rufinus era semplicemente un catechista pacifico.

Un altro catechista era stato ucciso 20 giorni prima, mentre stava tornando a casa: Agustinus Duwitau, del villaggio di Emondi, distretto di Sugapa.

Secondo fonti locali, anche lui è stato ucciso per meri sospetti che potesse essere un membro del TPN-PB.

La provincia di Papua (o Irian Jaya) è la provincia dell’Indonesia che occupa la parte occidentale dell’isola della Nuova Guinea. In questa regione vivono circa 3,4 milioni di abitanti: su 4 abitanti, due sono protestanti (ereditati dal loro passato di colonia olandese), uno cattolico e l’altro musulmano.

Questo territorio è stato annesso dall’Indonesia nel 1969 dopo un controverso referendum. Dal 2002 gode di una speciale autonomia che non soddisfa gran parte della popolazione, che lamenta abusi da parte delle autorità e delle forze di polizia indonesiane

“Le violazioni dei diritti umani in Papua devono cessare immediatamente, in particolare quelle perpetrate da membri delle forze di sicurezza indonesiane, e deve essere condotta senza indugio un’indagine indipendente e credibile sui casi dell’omicidio dei catechisti cattolici, con la partecipazione della Commissione nazionale per i diritti umani e dei leader della Chiesa per assicurare i responsabili alla giustizia”, hanno chiesto le associazioni che hanno scritto il rapporto: – la Commissione Giustizia e Pace della Diocesi di Timika (SKP Timika): – la Commissione Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Merauke (SKP Kame), – la Commissione per la Giustizia e la Pace e per la Salvaguardia della Creazione dei Francescani a Papua (SKPKC Fransiskan Papua), – la Commissione per la Giustizia e la Pace e per la Salvaguardia del Creato degli Agostiniani, nel Vicariato Cristus Totus, (SKPKC OSA Papua).

Anche una ONG internazionale, accreditata presso l’ONU, Franciscans International (FI), ha offerto il suo contributo.

Da dicembre 2019, un’operazione congiunta tra l’esercito indonesiano (Tni) e la polizia (Polri) è stata condotta nella reggenza di Intan Jaya, come parte degli sforzi per combattere un movimento indipendentista papuano chiamato Tentara Pembebasan Nasional Papua Barat (Esercito di liberazione nazionale della Papua occidentale – TPN-PB).

Ci sono stati diversi episodi di sparatorie che hanno causato vittime da entrambe le parti, così come tra la popolazione civile che vive nella zona.

Dopo l’omicidio del pastore protestante Yeremia Zarambani il 19 settembre 2020, la Commissione nazionale indonesiana per i diritti umani (Komnas Ham) ha documentato almeno 18 casi di violenza con vittime civili e personale di sicurezza.

Si sono verificati diversi incidenti anche nell’area mineraria di PT Freeport Indonesia, in particolare presso la miniera di Grasberg nella regione di Timika, in Papua. E in 2 occasioni i papuani indigeni sono stati erroneamente identificati come membri del TPN-PB e sono stati fucilati da membri delle forze armate e di sicurezza indonesiane mentre la guerriglia indipendentista ha giustiziato un lavoratore.


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