L’Arcivescovo Aguer su Maradona: “come molti, non aveva idea di cosa sia la Chiesa”


Di Angelica La Rosa

Per l’arcivescovo Héctor Aguer, arcivescovo emerito di La Plata e membro di alcune accademie culturali e pontificie, dopo la morte di Diego Armando Maradona ci sono stati “eccessi, squilibri, azioni audaci, insolenze e disordini”.

L’arcivescovo emerito di La Plata ha spiegato in una lettera che, vista la gravità delle sue condizioni, dopo l’operazione al cervello, era “il momento opportuno per portargli un sacerdote”, ma anche in Argentina, come in Italia, “a nessuno è venuto in mente!”.

Per l’arcivescovo un aspetto non secondario di quanto accaduto è una certa indignazione per il fatto che il governo ha rinchiuso il Paese sudamericano per otto mesi per prendersi cura della salute minacciata dalla pandemia ma è saltato ogni protocollo per uno spettacolo vergognoso che hanno organizzato per la morte del calciatore.

Secondo monsignor Héctor Aguer con la morte di Maradona l’ideologismo ufficiale non ha perso l’occasione che gli è stata offerta. L’arcivescovo ha anche posto la sua attenzione sull’eccesso di considerazione che si da al calcio e l’ambiguità di quel “mondo” nella cultura contemporanea, in cui assume una grandezza quasi religiosa, che riempie in molte persone il vuoto dell’assenza di Dio.

Per l’arcivescovo, oltre alla religione, “i settori più dignitosi e nobili dell’attività umana sono la scienza, le arti, le lettere, la buona musica, l’esercizio della carità”, mentre oggi sembrano superati dal calcio.

“Diego Armando Maradona, con tutto il rispetto e senza l’intenzione di giudicarlo”, ha ricordato il vescovo, “non è scusato dalla sua semplicità, dalle sue origini, per il fatto di aver aderito all’ideologia di Castro e alla ammirazione per Che Guevara. Ancora non ha riconosciuto spontaneamente i figli da lui generati, ma lo ha fatto solo dopo le decisioni dell’autorità giudiziaria. Inoltre, lo scioglimento dell’unica vera famiglia da lui formata ha dato luogo agli eccessi successivi; in questo e in altri settori la sua vita è stata, come dice Gallardo, ‘un esempio di cattiva condotta’, e un terribile esempio”.

Poi, ha aggiunto l’arcivescovo, “c’è stato qualcosa di fatale, il ricorso alla droga. Non si può dimenticare il suo atteggiamento e la sua insolenza verso san Giovanni Paolo II, in cui si manifestava anche la sua inclinazione ideologica, che tendeva a identificare l’amore per i poveri con l’illusione di sinistra. Tuttavia, è importante riconoscere la sua sensibilità e l’aiuto che ha fornito a varie iniziative di beneficenza. Non aveva idea di cosa sia la Chiesa, come molti altri argentini, segno di un antico fallimento della missione ecclesiale tra noi”.

Si è detto che si è riconciliato con la Chiesa solo perché ha incontrato l’attuale pontefice. “La sua presunta religiosità è quella del ‘tipico argentino’: battezzato che non ha ricevuto la formazione che solo la vita ecclesiale può garantire. A volte ti fai il segno della croce, chiami Dio e chiedi aiuto alla Vergine? Questa è fede? Molte informazioni riferiscono piuttosto di una ‘religiosità’ seriamente eterodossa. In ogni caso, il suo profilo spirituale mostra l’assenza della Chiesa. Il clericalismo populista parla della ‘fede popolare’ trasmessagli dalla madre. Ma chi mai si è avvicinato a lui per annunciargli Gesù Cristo, per rispolverare il dono del Battesimo che risiedeva nel profondo della sua anima, per cercare di convertirlo alla vita di grazia?”, si è chiesto l’Arcivescovo.

La notizia della solitudine di Maradona nelle sue ultime ore è un paradosso per l’Arcivescovo. “Si tratta di un fatto che ci spinge a compassione e ci permette di riflettere sull’inutilità della gloria del mondo. Com’era possibile che nessuno si accorgesse per tempo della gravità delle sue condizioni e decidesse di accompagnarlo? Forse era il momento opportuno per portargli un prete, ma nel nostro Paese questa è una risorsa insolita, che non viene in mente a nessuno. Al di là dell’assistenza religiosa, nel caso di Maradona c’è stato anche un incredibile abbandono umano. Che contrasto con lo spettacolo oltraggioso del popolare addio!”.

Per monsignor Aguer “come in tutti i casi che acquisiscono una dimensione storica, Maradona continuerà a far parlare di sé, si creerà un mito nazionale. Ma io farò un altro ricordo, certamente necessario: la preghiera per il defunto, l’appello alla misericordia di Dio, i cui giudizi superano di gran lunga i nostri calcoli”.


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