Le dighe erette a difesa dei valori fondamentali stanno crollando. Svegliamoci!


Di Nicola Sajeva

Ci sono dighe che rendono tranquillo il sonno degli agricoltori e ci sono dighe che permettono alla nostra società di crescere serenamente.

Le prime o non ci sono o sono troppo poche e determinano così la crisi idrica che affligge le nostre campagne; le seconde c’erano e purtroppo sono quasi tutte crollate.

Le dighe che i nostri padri, con pazienza e perseveranza, avevano saputo innalzare per contenere, per raccogliere tutta la sapienza lentamente distillata e maturata attraverso millenni di esperienza, non sono riuscite a mantenere la loro rassicurante presenza. Il collante che era riuscito per secoli a tenere uniti quei blocchi, quando le diaboliche forze del male tentavano un attacco di distruzione, è diventato quasi introvabile.

Sacrificio, tolleranza, comprensione, altruismo, generosità, lealtà, solidarietà, onestà erano i componenti principali che sinergicamente interagivano e, in quantità più o meno variabile, si potevano ritrovare in tutti i collanti usati per la costruzione delle dighe erette a difesa di quei valori fondamentali sui quali può essere costruita una società in continuo progresso.

I meno giovani ci ritroviamo a girovagare fra queste macerie con il cuore gonfio di rimpianti e nostalgie: ritroviamo, individuiamo, riconosciamo i pezzi di un mosaico che ieri avevamo ammirato in tutto il suo splendore. Il ribollire della speranza ci rende coraggiosi e intraprendenti ed allora contro tutte le logiche correnti, scegliendo sentieri che un conformismo strisciante rende meno trafficati, cerchiamo di offrire ai giovani le nostre capacità per ricostruire le dighe crollate, per rivalutare i valori che possono guidare la nostra società verso il recupero delle posizioni perdute.

La scuola e la famiglia sono i primi destinatari di questo appello; la scuola e la famiglia sono oggi le ditte appaltatrici che devono vincere tutte le gare e sono tenute a fare le offerte più vantaggiose. Solo loro conoscono strategie e percorsi e sono in grado di scegliere i materiali e i collanti più indicati.

I matrimoni che naufragano, le convivenze squallide e disordinate che sfuggono vigliaccamente ad ogni assunzione di responsabilità, i giovani che vanno perdendo la voglia di vivere l’avventura della vita, l’affannosa ricerca di beni materiali, la perdita del senso del proprio dovere, l’egoismo che isola e fa sprofondare nelle sabbie mobili dell’incomunicabilità e, i laici mi consentano di aggiungere, la tendenza a snobbare la presenza di Dio nella nostra esistenza, sono tutte ombre sinistre che rappresentano un prezzo troppo alto che stiamo pagando.

Tutte le deleghe non sono più consentite perciò scuola, famiglia, chiesa, politica, singoli cittadini, senza prevaricazione alcuna, sono chiamati a dare il proprio contributo critico e costruttivi.
Seguire le mode del tempo non porta a raggiungere obiettivi evolutivi. Seguire le tendenze più ammiccanti ci procurerà applausi, consensi pedissequi, medaglie, coppe, vuoti riconoscimenti, note di sterile encomio nel nostro fascicolo personale ma non permetterà alla nostra società di emendarsi.

Le dighe crollate, i valori ormai misconosciuti costituiranno solo materiali da esaminare, classificare, dividere, etichettare, sistemare nei musei specializzati in attesa che generazioni di più buon senso possano riscoprire, rivalutare e adoperare per mettere mano ad un cantiere di ricostruzione.

 


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