L’Ue continua a mettere Dio fuori dalla sfera pubblica


Di Domenico Scilipoti Isgrò

La Ue, nell’ ambito della politica anti contagio Covid 19 invita i governi nazionali a non celebrare le messe o liturgie del Natale, o di farlo a scartamento ridotto e persino segnala che non debbano eseguirsi i canti dei cori, perchè favorirebbero la diffusione del virus.

Non intendo polemizzare o entrare in rotta di collisione con l’Ue, tuttavia qualche riflessione va fatta.

La prima: se è vero che l’autorità laica ha il diritto ad intervenire sulle questioni temporali, è altrettanto innegabile che non possa e non debba sindacare su quelle religiose. La “sana laicità” della quale parlava con saggezza Papa Benedetto XVI ,consiste in un mutuo rispetto.

Che cosa avrebbero detto in Europa le autorità politiche se quelle ecclesiastiche, di qualunque credo, avessero bacchettato norme di indirizzo politico? Avrebbero gridato alla violazione della laicità.

Ben vengano i suggerimenti di indirizzo sanitario, ma ci si limiti a questi. Non sta all’ Europa dire come va fatta una celebrazione e le relative modalità.

Il problema è a monte. Questa Europa ha smarrito, ove mai le avesse mai avute, le origini giudaico cristiane.

Il Santo Papa Giovanni Paolo II fu profetico il 20 Giugno 2004 quando lamentò errore grave non aver inserito nella Costituzione europea le origini giudaico cristiane del continente.

Disse: “Non si tagliano le radici dalle quali si è nati”. E Benedetto XVI il 25 Marzo 2007: “L’ Europa rischia l’apostasia se rinuncia alle origini cristiane”. Esattamente quanto accade.

Non possiamo, tanto meno dobbiamo, dimenticare le nostre origini e la Tradizione che ha un valore cardine. E per tradizione voglio significare anche il linguaggio.

Nella ricerca affannosa della globalizzazione, persino linguistica, abbiamo lasciato da parte le lingue locali e la stessa madre lingua latina.

In questa ottica, mi riferisco alla liturgia cattolica, se pur è naturale l’aver scelto il vernacolo (motivi di comprensibilità) l’abbandono del latino ha manifestato arrendevolezza al mondo e alla secolarizzazione.

Il secondo aspetto è più grave. Se le chiese (tutte, non solo quella cattolica) dovessero cedere al diktat europeo o governativo si corre il rischio di un Natale senza la sfera religiosa o seriamente compromessa.

Tutto questo ricalca quanto prefigurato da scrittori come Orwell e Huxley.

Tante confessioni, dalla cattolica alla ortodossa, passando per i fratelli pentecostali ed evangelici che fanno del coro e della liturgia cantata una parte essenziale, sarebbero seriamente danneggiate in un principio base del mondo moderno: la libertà di culto.

Si badi che questo oggi mortifica i cristiani, perchè siamo a Natale.

Ma prima o dopo potrà riguardare altre fedi o Credo. Insomma, bisogna evitare con fretta, il disegno e la tendenza ad elaborare una società che metta Dio fuori dalla sfera pubblica. Abbiamo terribilmente bisogno di segni e della conferma di quel principio cardine del mondo occidentale che è la libertà di culto.

 


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