Senza Dio e il rispetto della Sua legge non si potrà mai essere felici


Di Andrea Sarra


Nel prologo del Vangelo di Giovanni si legge: ”In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.”

Cosa significano queste parole? Cos’era il Verbo?

Il Verbo era la Parola di Dio, potremmo pensarlo come un soffio vitale che aleggiava nell’oscurità dell’universo, era l’Inizio della Creazione.

Le parole del versetto significano che, attraverso la Parola, Dio creò dal nulla tutto l’universo e da quel momento iniziò la vita in tutte le sue forme.

Un mistero affascinante perché, se sin dall’inizio la creazione e la vita dell’uomo ebbero origine dalla Parola di Dio, vuol dire che nulla può esistere senza di essa.

Il Signore, dunque, ha voluto anche far sì che noi potessimo godere di questo dono, essere felici, vivere bene: ed ecco, allora, i dieci Comandamenti, autentiche parole di Vita.

Credo che a tutti noi, al catechismo, siano stati insegnati i Comandamenti: forse, li abbiamo studiati percependoli come un obbligo, un comando deciso che ci veniva direttamente da Dio. Ed è così.

Va tuttavia sottolineato che, con i Comandamenti, il Signore Dio non ci impone, non ci comanda.I

In realtà, essi sono regole da seguire – come benevoli consigli – per vivere felici non solo nella vita eterna ma anche quaggiù sulla terra: questo è il senso delle parole che il Signore Dio ha voluto dare all’uomo.

Per meglio comprenderlo bisognerebbe partire dall’esame delle Tavole della Legge che furono date da Dio a Mosè sul monte Sinai perché l’uomo le rispettasse.

Come mai, ci si potrebbe domandare, in un periodo in cui tutto veniva tramandato oralmente, sul monte Sinai Dio scrisse col suo dito i Dieci Comandamenti su tavole di pietra?

Così dice infatti la Bibbia:
– Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio. (Es 31,18)
– Il Signore mi diede le due tavole di pietra, scritte dal dito di Dio, sulle quali stavano tutte le parole che il Signore vi aveva dette sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell’assemblea. (Dt 9,10).

Mosè ricevette le tavole con le dieci parole circa 3250 anni fa quando, sia in Egitto che nella Mesopotamia, già esistevano documenti scritti, tanto che alcuni sono giunti sino a noi.

Basterà attingere alle tradizioni ebraiche per rendersi conto di come molte tradizioni siano state tramandate per secoli e millenni praticamente immutate e che, solo successivamente, siano state tradotte in testo scritto. In Egitto si scriveva su supporti costituiti da papiro, materiale però facilmente deteriorabile, mentre in Mesopotamia si scriveva con scrittura cuneiforme su fragili tavolette di argilla. Nei musei si possono trovare eccezioni, tipo il codice di Hammurabi, scritto su una stele cilindrica di roccia, ma si tratta appunto di eccezioni.

Risulterà allora evidente l’importanza, il significato simbolico e formale delle Tavole della Legge scritte su pietra dal Signore Dio: difatti, se le memorie storiche che si tramandano per secoli possono essere suscettibili di modifica, se papiri e tavolette d’argilla – pur se deteriorabili – attraversano i millenni, ciò che è scritto sulla roccia, come le Tavole della Legge, è destinato a durare per sempre. Ecco, dunque, il significato per la vita dell’uomo: la legge di Dio è per sempre!

La cinematografia è solita rappresentare queste dieci parole scritte (comandamenti) numerate da 1 a 10, così come sono riportate anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica:

1)Non avrai altro Dio fuori di me;
2)Non nominare il nome di Dio invano;
3)Ricordati di santificare le feste;
4)Onora il padre e la madre;
5)Non uccidere;
6)Non commettere atti impuri;
7)Non rubare;
8)Non dire falsa testimonianza;
9)Non desiderare la donna d’altri;
10)Non desiderare la roba d’altri.

Questo ordine potrebbe far pensare che esista un “comandamento” che sia superiore ad un altro.

In effetti, in Mt 22, 36-40 si legge:” Maestro, qual è il più grande comandamento della legge? Gli rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”.

Ma, poiché questi due “comandamenti” racchiudono tutti gli altri, violando anche uno solo dei comandi si violano tutti.
Talvolta le persone ritengono che sia sufficiente “non rubare” e “non ammazzare” per stare a posto con la coscienza, ma non è proprio così. Consideriamo, ad esempio, l’adulterio (che era il 7° comandamento in Deuteronomio ed Esodo, poi nel Catechismo è divenuto l’attuale 6° “Non commettere atti impuri”, e ricomprende tutta la sfera della sessualità): se si tradisce il coniuge, contemporaneamente, si viola anche il 4° comandamento “Onora il padre e la madre”.

Questo comandamento, infatti, è biunivoco perché anche i genitori devono aver riguardo dei loro figli e chi commette adulterio, di certo, non dà onore ai propri figli.

L’adulterio si può anche assimilare a chi compie un omicidio: infatti, si può uccidere in molti modi, non solamente con la violenza. Una persona si può ferire con le parole (calunnie, maldicenze, offese), con uno sguardo di odio, con gli atteggiamenti di indifferenza. Viene da chiedersi: come si sentiranno il coniuge tradito o quei figli quando apprenderanno che uno dei genitori ha commesso adulterio e ha tradito la loro fiducia? E non si sentirà come ferito a morte nel suo animo il coniuge tradito?

Ma si violano anche il 1° e 9° comando: “Non avrai altro Dio al di fuori di me”, “Non desiderare la donna d’altri”. Infatti, commettere adulterio significa togliere Dio dal proprio obiettivo principale per crearsi un altro dio, il sesso, ed anche il desiderare una donna diversa dalla propria moglie.

Lo stesso discorso vale per il 7°, l’8° ed il decimo comandamento: non rubare, non dire falsa testimonianza e non desiderare la roba d’altri. Con l’adulterio, spesso, viene tolto ai propri figli quanto di diritto spetta loro quale eredità, per darla ai figli nati da una relazione extraconiugale. E’ falsa testimonianza perché, per coprire il tradimento, si pronunciano menzogne. Si desidera la roba d’altri perché, con la nuova relazione, si desidera appropriarsi di quanto è in possesso dei legittimi eredi.

Ecco perché la Legge di Dio, come sulle tavole di pietra, dovrebbe essere scolpita nel nostro cuore. Per sempre. Ci sono anche messaggi nascosti nel modo in cui le tavole furono scritte.

Dalle rappresentazioni cinematografiche, sembrerebbe che le tavole fossero scolpite, come si fa ad esempio per le scritte sulle lastre di marmo.

In Es (32, 15) leggiamo: “Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra.”

Questa frase si presta a due interpretazioni: o che su entrambe le facce delle tavole c’erano delle scritte, oppure che la scrittura era passante, ovvero che la scrittura passava da una parte all’altra della tavola e dove veniva scritta c’era del vuoto.

Alcune lettere ebraiche, tipo la nostra “o“, avevano la parte centrale: nelle tavole scritte da Dio con il suo dito, questa parte interna piena si reggeva misteriosamente, senza nessun tipo di collegamento con il resto della tavola.

Questa contrapposizione pieno-vuoto allora vuole significare che la vita dell’uomo, come singolo essere e come umanità, ha pienezza solo con la parola di Dio perché senza di essa la vita diviene vuota e insignificante.

Si illude molto colui che pensa di trovare la felicità ed uno scopo nella vita senza mettere Dio al primo posto, senza prendere come riferimento le “dieci parole”.

Secondo alcuni rabbini la scrittura non solo era passante. Essi sostengono che, leggendola sia da un lato che dall’altro, si legge sempre da destra verso sinistra. Forse l’interpretazione potrebbe essere che tutti sono messi in condizione di leggere/ascoltare la parola di Dio.

Secondo la tradizione, le tavole non erano sicuramente della stessa forma in cui sono rappresentate dalla cinematografia o come rappresentate da qualche artista, ovvero rettangolari, con una sorta di semicerchio sulla parte superiore. Ciò non era sicuramente possibile a causa delle dimensioni dell’arca che doveva contenerle.

Infatti, in Esodo 25,10, a proposito dell’arca si può leggere: “Faranno dunque un’arca di legno di acacia: avrà due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.” La misura del cubito non è completamente certa e dipende dalle fonti usate. Usando il cubito antico (circa 52,5 cm) le dimensioni dell’arca dovevano essere di poco superiori a 130 cm di lunghezza, e circa 75 cm di larghezza ed altezza. In Ebrei 9,4, a proposito dell’arca, si legge: “nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza”.

Quindi, nell’arca trovavano posto non solo le tavole della “legge” ma anche altri oggetti. Secondo la tradizione ebraica, invece, le tavole erano quadrate ed avevano dimensione di circa 60×60 e spessore intorno a 20 cm. Quindi, è esclusa qualsiasi altra forma; le Tavole erano contenute all’interno di un contenitore di legno il quale, a sua volta, era nell’arca. Oltre alle seconde tavole, quelle “intere”, c’erano anche quelle che Mosè aveva rotto, e un rotolo attribuito a Mosè. Pertanto, considerando lo spessore dell’altro contenitore ed il gioco necessario tra le varie parti, non è possibile che le tavole avessero forma diversa dalla quadrata, altrimenti il coperchio dell’arca non avrebbe potuto essere chiuso.

Il messaggio che ognuno di noi potrebbe cogliere è che la Parola di Dio è eterna: valida tremila anni fa, valida oggi e sarà valida fino alla fine dei tempi.

Quindi, come la Parola di Dio all’inizio ha creato l’universo, così la Parola di Dio deve riempire tutta la vita dell’uomo.
Nel salmo 81,12 può leggersi: “Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, Israele non mi ha obbedito. L’ho abbandonato alla durezza del suo cuore, che seguisse il proprio consiglio.”

Questo è ciò che accade quando l’uomo, liberamente, sceglie di non ascoltarla.

E la conferma ci viene data proprio attraverso gli avvenimenti drammatici che, quotidianamente, ascoltiamo dalla televisione: uccisioni per motivi futili (genitori che ammazzano i figli o, viceversa, figli che uccidono i genitori, mariti che uccidono le mogli oppure il contrario, aggressioni e violenze di ogni tipo), guerre, spettacoli televisivi privi di qualsiasi regola morale, decine di milioni di innocenti uccisi tramite aborto ogni anno.

Tutto questo avviene non perché Dio abbia dimenticato l’uomo ma perché, spesso, l’uomo vive per una falsa gioia, per provare piacere, per provare solo emozioni forti, e si abbandona ad ogni sorta di iniquità senza tuttavia trovare la felicità che desidera. E si nota facilmente talvolta quando si incrociano occhi di persone che paiono vuoti, privi di umanità, senza ideali.

Molti pensano di trovare il loro dio nel lavoro, nella ricchezza: ma è una felicità falsa ed effimera. Non sono pochi i personaggi famosi che, pur avendo raggiunto fama e agiatezza economica, a causa della loro infelicità hanno infine compiuto gesti estremi.

Senza Dio, senza il rispetto della Sua legge, non si potrà mai essere felici ed essere in pace.

Ma se anche l’uomo, per fragilità o debolezza, dovesse cadere nel peccato e nell’errore, il Signore non ci abbandona. Egli è lì, alla porta, come nella parabola del Figliol Prodigo, ad accoglierci se solo noi manifestiamo con sincerità ed umiltà il nostro desiderio di pentirci e di cambiare, di riconoscere che siamo Sue creature. In cambio, troveremo la Sua infinita Misericordia. Ma la Sua Misericordia esige il nostro cambiamento.

Ce lo ricorda, nel suo diario, santa Faustina Kowalska quando, su rivelazione di Gesù Misericordioso, scrive:

L’umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia. (pag. 235);

L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà alla sorgente della Mia Misericordia (pag. 441);

Dì all’umanità sofferente che si stringa al Mio Cuore misericordioso e Io li colmerò di pace (pag. 603;)

Non voglio punire l’umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso (pag. 828).

 


Subscribe
Notificami
1 Commento
Oldest
Newest
Inline Feedbacks
View all comments

I dieci comandamento sono per la nostra pace nel vivere quotidiano.