Vogliono rubarci anche il Natale: lo stato decide orari e modalità delle celebrazioni e blinda la famiglia


Di Umberto Spiniello


Dall’inizio di questa pandemia mondiale, risulta impossibile accendere la TV e non essere travolti dai dati riguardanti l’andamento dei contagi, i decessi giornalieri, le terapie intensive e le considerazioni scientifiche dei virologi divenuti (spesso in contrasto tra loro) divenuti i nuovi vip dei talk show.

Pur non entrando nel merito della effettiva concretezza di questa enorme mole di dati, bisogna constatare che ad oggi non si è mai registrato un focolaio di Covid-19 in una chiesa. Mai una celebrazione fuori legge e mai una intera comunità parrocchiale contagiata a causa di una messa. Ma evidentemente questo non basta ai nostri governanti nazionali ed europei .

Ieri, 3 dicembre, è stato emanato il documento della Commissione europea “Stay Safe Strategy” con il quale, l’organo esecutivo dell’Ue, fa “raccomandazioni” agli Stati su come evitare il peggioramento della pandemia nel periodo natalizio. Nel documento si invitano le Nazioni a «considerare di evitare cerimonie religiose con grossi assembramenti, sostituendole con iniziative online, in tv o alla radio». Questo documento dell’Ue, risulta essere l’ennesima indicazione sovranazionale che si dimentica del diritto alla libertà di culto sancito dall’articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

In Italia sono risultati grotteschi i tentativi del premier Giuseppe Conte di impartire direzioni spirituali sulla celebrazione natalizia , consigliando «raccoglimento spirituale» modificando l’orario della tradizionale Messa di mezzanotte del 25 dicembre, perché «non è eresia seguire la Messa o far nascere Gesù due ore prima. Eresia è non accorgersi dei malati e dei bisognosi, delle difficoltà dei medici. Il Natale non si fa con il cronometro, ma è un atto di fede».

Purtroppo il recente DPCM emanato per limitare l’incremento della curva dei contagi nel periodo natalizio, ha confermato la linea dettata dall’ UE e di fatto ha blindato la celebrazione del Natale, regolando orari, coprifuoco e persino gli spostamenti tra comuni.

Ma in Italia c’è qualche pastore che comincia a fare bene il suo “mestiere”. il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, intervenendo a Quarta Repubblica (Rete4), è stato molto chiaro nella difesa della Libertas Ecclesiae. Ponendo la questione su un piano puramente razionale. Dopo aver ironizzato sul virus che è più contagioso a mezzanotte che non alle 20, ha detto: «Io come cittadino sono attentissimo a ciò che lo Stato mi chiede e voglio assolutamente salvaguardare la salute mia e quella dei miei fratelli. Però nello stesso tempo non voglio uno Stato che entri a regolamentare quello che la Chiesa deve decidere. Quindi ci deve essere su questo punto una forte attenzione sui significati simbolici, culturali e di fede di ciò che la Chiesa vive».

Ma sono le considerazioni teologiche di Mons. Camisasca che rispondo alle tante “inesattezze” che il popolo cattolico ha dovuto ascoltare in queste ore . Dice il Vescovo: «Vorrei dire due cose. La prima: è chiaro che non sappiamo a che ora Gesù sia nato e non sappiamo esattamente neanche in che giorno Gesù sia nato. Quindi non ha senso dire: facciamo nascere Gesù due ore prima, tre ore prima, quattro ore prima. Questo è chiaramente un discorso con altri significati. Seconda cosa: molte persone sono legate, giustamente secondo me, alla Messa di natale.

Nella tradizione cristiana fin da lungo tempo si è creduto che nel momento di maggior buio, che poi è il solstizio d’inverno, intorno al 21/25 dicembre, spunta la luce. E quale luce spunta? Quella di Cristo, che nasce. L’uomo vive anche di significati e di tradizioni, nel legame con delle memorie che hanno costituito la sua vita.

Infine Mons. Camisasca “bacchetta” le mani del governo che con la bandiera della laicità entra nelle questioni della chiesa e rileva come possa essere inutile o dannosa la strada percorsa da questo esecutivo in merito alle celebrazioni natalizie: “stiamo attenti, perché nel momento in cui noi vogliamo continuamente toccare tutti i significati simbolici, affettivi e di fede delle persone, non facciamo un guadagno né per le persone né per la socialità. La socialità si nutre di rapporti, di simboli, di tradizioni e questo deve essere guardato con attenzione, soprattutto dalla Chiesa.” In conclusione risulta curioso notare che nel corso di questa sistematica interferenza dello stato nei confronti della chiesa, tace la voce di quanti puntualmente si indignano per i pronunciamenti della chiesa nei confronti di leggi statali eticamente sensibili. Magari costoro celebreranno il Natale attendendo la nascita di un nuovo DPCM!

 


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