La Speranza che ci libera dall’oppressione del nichilismo e della disperazione


Di Mariastella Vanella


Siamo in un periodo storico in cui viene messa in dubbio ogni certezza.

Personalmente, credevo di averne tante, alcune ritenute incrollabili, inoppugnabili, incontrovertibili… ed invece no!

Da qualche giorno siamo in quel periodo dell’anno che ci porta a buttare l’occhio in avanti, a guardare in prospettiva, ad attendere, in altre parole, “a sperare”.

Ma cosa è la speranza?
Molte volte chiedo al Signore se tutto andrà bene. Immediatamente realizzo che per me l’ “andrà tutto bene” corrisponde al fatto che l’esito sia quello che io ho previamente messo in conto. Faccio coincidere la speranza con una conclusione degli eventi secondo le mie previsioni, secondo ciò che desidero, secondo ciò di cui credo avere bisogno. Per esser concreti: confondo la speranza con l’ipotesi che gli eventi si risolveranno per il verso giusto dando al “verso” il significato che immagino possa essere buono per me.

E cosa ne viene? Ho commesso il grave errore di confondere l’Onnipotente con uno che prevede il futuro!
E se invece non andrà bene?

La speranza non si può fondare sull’esito positivo, mi deve aiutare ad andare avanti nell’incertezza, con la consapevolezza che può “non andare bene”, che il domani può riservarmi brutte sorprese.

Se così non fosse la speranza si ridurrebbe ad un sentimento debole che si sgretola nel momento stesso in cui le aspettative saranno tradite dagli eventi.

Nel tempo in cui il Covid si è impadronito dei nostri pensieri, occupando gran parte dei nostri discorsi, divenendo protagonista nella comunicazione, sapendo che non tutti usciranno vivi dal contagio, bisogna saper fondare la nostra speranza nonostante questa drammatica verità.

La speranza non vale solo per quelli che si salveranno dal contagio: sarebbe troppo fragile, delicata, gracile, per niente rassicurante.

Il nostro animo trema davanti all’incognita, all’incertezza.
Il cristiano chiede aiuto alla preghiera per sostenere questo tremore. Pregando non necessariamente si modifica l’esito degli eventi a nostro favore, ma si chiede una fiducia capace di sussistere in ogni circostanza… positiva o negativa che sia.

Il cristiano fonda la speranza rivolgendo lo sguardo alla croce.
Tutti noi ignoriamo ciò che verrà, alcuni rimangono immobili, in attesa; altri attendono essendo operativi, dinamici, andando incontro a Cristo.

Il cristiano è l’uomo che ignora, ma è coraggioso perché sa che non è mai solo. Sa che qualunque cosa accada, Cristo ha sconfitto la morte per sempre, e sarà con lui.

Mi viene in mente l’immagine di un bambino che non ha paura a camminare nel buio perché la mano della mamma stringe la sua. Camminando nel buio ci saranno pericoli che procureranno ferite, lacerazioni e patimenti, ma il cristiano resterà saldo confortato dalla certezza che Dio ha strappato alla morte l’ultima parola ed è la mano che lo guiderà.

Ciò che trasforma ogni attimo, ogni istante, anche quello più cupo, in un momento di vita in più che è dato da vivere, quella è speranza.

La presenza costante di Cristo sarà la nostra Speranza, perché Gesù è la Speranza che ci libera dall’oppressione del nichilismo e della disperazione.

 


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