Stangata sul volontariato: prendiamocela pure con Conte, ma alla radice c’è sempre l’UE


Di Giuseppe Brienza

Da fine novembre il testo della legge di Bilancio 2021 ha iniziato il suo iter parlamentare e, come noto, Camera e Senato hanno ormai meno di un mese per approvare la “manovra”.

Tra le novità che hanno sollevato critiche da parte della società civile vi è la vera e propria stangata prevista per il Terzo settore. Secondo il Governo Conte, infatti, il provvedimento cui pensare oggi per il vasto panorama del “volontariato” nazionale non è quello delle agevolazioni, degli aiuti economici o della defiscalizzazione, no, è arrivato invece il tempo della partita IVA! Partita IVA obbligatoria dal prossimo anno per le associazioni di volontariato imposta, però, si badi, non dalla smania di tasse, controllo o burocrazia dell’esecutivo giallo-rosso, bensì dalla piovra dell’Unione europea. Come spesso accade da trent’anni a questa parte, infatti, questo tipo di provvedimenti che annichiliscono la libertà, l’iniziativa sociale e la sussidiarietà “ce li chiede l’Europa”…

Il Governo, quindi, ha giustificato la nuova norma-capestro con la “necessità di superare una procedura di infrazione UE”. Alla base della misura che individua come soggetti IVA le associazioni del no profit, con conseguente obbligo di emettere fattura elettronica ed eseguire tutti gli adempimenti fiscali che ne conseguono, c’è il “dovere” di adeguare la normativa italiana a quella europea e superare così la procedura d’infrazione n. 2008/2010.

Pur prevedendo l’applicazione del regime di esenzione IVA, per le associazioni di volontariato la Legge di Bilancio 2021 introduce l’obbligo di rispettare gli adempimenti fiscali in materia di imposta sul valore aggiunto. Un costo non indifferente, con la necessità di gestire la contabilità al pari di tutte le imprese.

Naturalmente dal Forum del Terzo Settore è arrivato subito un appello a ripensare l’infausta novità prevista in Legge di Bilancio, anche perché il mondo del volontariato “è stato duramente colpito dalla crisi della pandemia, moltissime attività sono state sospese e rischiano di non riaprire più; questa iniziativa rischia di dare il colpo finale a gran parte del non profit. Da una parte viene stanziato un fondo straordinario per il Terzo settore non commerciale, intervento positivo anche se ancora insufficiente, dall’altra gli si complica la vita con nuova burocrazia e nuovi costi: una scelta francamente incomprensibile”. Questa federazione del volontariato, in pratica, sostiene che il provvedimento metterà a serio rischio la sopravvivenza delle associazioni del Terzo settore, tanto più dopo aver assistito alla fine di molte imprese, negozi e attività autonome.

Ora, l’aspetto sul quale vorremmo concentrarci è quello delle motivazioni politico-culturali addotte in questi giorni pro e contro l’obbligo di assimilare, dal punto di vista fiscale, le associazioni di volontariato alla generalità delle imprese commerciali. E’ bene infatti che emerga l’ideologia di fondo che connota l’attuale UE e le forze che sostengono questo Governo. Soggetti del tutto ignari o indifferenti alla situazione di tante persone disabili o vecchietti che, sempre più soli e colpiti dal Covid, saranno soggetti all’abbandono di tanta gente di buona volontà organizzata dalle associazioni del no profit. Insomma, un’altra realtà italiana che si impegna con difficoltà e sacrificio personale per collaborare con lo Stato e con le comunità ancora più ostacolata.

Secondo molti esponenti della sinistra e del giacobinismo statalista (M5S ed eurocrati) italiano bisognerebbe invece tenere in conto le giuste motivazioni della procedura di infrazione UE, che in pratica si riducono al pregiudizio di fondo: la qualificazione di ente non  commerciale è usata da soggetti che tutto fanno meno che dare assistenza. Questa, secondo questi ambienti, sarebbe “una delle maggiori fonti di evasione”, sebbene per altre presunte situazioni fiscali suscettibili di tramutarsi in fonti di evasione si fa finta di niente e non si prende minimamente in conto il problema. Delle lobby e dei Poteri forti, in definitiva, nessuno (o quasi) si accorge, infrazione o evasione che sia…

Per fortuna, però, altri esponenti politici, culturali e sociali, pur condividendo la necessità di scoprire quelle associazioni no profit, probabilmente una minoranza, che dietro alle vere o presunte attività di volontariato, al fine di ottenere esenzioni o agevolazioni fiscali, nascondono giri d’affari vari o ristoranti e pub, obiettano l’incongruenza di “fare di tutta l’erba un fascio”. Ma a questo tipo di argomentazioni, condivisibili, personalmente sentiamo di aggiungerne anche altre: con le ulteriori misure di controllo sul volontariato, prosegue il cammino del Grande Fratello. Ora sarà tutto intercettato anche nel mondo no profit. Anche il contante è in via di estinzione, già in Francia stanno un pezzo avanti e così il progressivo e crescente controllo fiscale, pensiamo, farà fare ulteriori passi avanti. Non viene da pensare che dietro tutto ciò ci sia qualcosa di ben congegnato e parecchio illiberale? Perché non proviamo a reagire, cominciando da un voto attivo, militante e chiaro alle prossime amministrative di primavera?

 


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