Shemà. Commento al Vangelo del 9 dicembre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mt 11,28-30

mercoledì 9 dicembre 2020

Ecco, oggi la liturgia di questa seconda settimana di Avvento ci invita ad andare da Gesù, a riposarci in Lui, nel suo cuore mite ed umile. Le parole di Gesù sono la nostra consolazione in mezzo a questo tempo così provato. Egli ci assicura: “io vi darò ristoro“, non un semplice riposo, ma un riposo che rigenera, che ridona le forze. Chiediamo al Signore, allora, la grazia di fare esperienza del Suo ristoro. Si tratta di un’esperienza fondamentale, perché è quella che ci cambia il cuore. Il ristoro di Gesù, infatti, è per noi il frutto della conversione del cuore, del cambiamento di approccio all’esistenza che tutti noi siamo chiamati a fare, prima o poi. L’invito di Gesù “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi” è invito alla conversione! E’ la mitezza e l’umiltà del cuore di Gesù che ci converte! Una preghiera ebraica molto sentita che i nostri fratelli ebrei recitano il giorno di Yom Kippur, giorno dell’espiazione dei peccati, in cui tutto Israele si avvicina a Dio nella verità della fragilità e del peccato che tutti abbiamo, ci fa pregare così: “facci tornare a Te, Signore, e noi ritorneremo. Rinnova i nostri giorni come in antico” (Lam 5,21) Ecco allora quello che Gesù oggi ci promette: un ristoro che ci dona la forza di ricominciare, perché se non accogliamo la mitezza e l’umiltà di Gesù, non troveremo ciò che profondamente desideriamo, non saremo rappacificati pienamente dalle nostre pretese, e cercheremo il ristoro lì dove non c’è.  Chiediamo piuttosto a Dio la grazia di andare da Gesù perché la vita non sia più per noi un peso da portare avanti con fatica, ma un peso che si può portare con dolcezza e con leggera! Quante volte ci capita di dire “sono stanco di questa situazione“? Quante volte ci sentiamo come in una trincea di guerra, soprattutto in questi tempi di pandemia: lottiamo con fatica, pensiamo di uscirne e invece siamo ancora nel buio, e ci rattrista tutto questo buio che non ci fa vedere prospettive di normalità. Forse le situazioni esterne non possono cambiare, ma noi sì! Non possiamo permettere che questo Avvento così particolare, incerto, questo Natale che si avvicina, così discusso, possa toglierci la prospettiva della festa che ci sta davanti: Gesù viene a salvarci e noi possiamo preparare i nostri cuori! Ascoltiamo le parole che Papa Francesco ci ha detto all’udienza generale del mercoledì 10 giugno 2020:  Tutti quanti noi abbiamo un appuntamento nella notte con Dio, nella notte della nostra vita, nelle tante notti della nostra vita: momenti oscuri, momenti di peccati, momenti di disorientamento. Lì c’è un appuntamento con Dio, sempre. Egli ci sorprenderà nel momento in cui non ce lo aspettiamo, in cui ci troveremo a rimanere veramente da soli. In quella stessa notte, combattendo contro l’ignoto, prenderemo coscienza di essere solo poveri uomini – mi permetto di dire “poveracci” – ma, proprio allora, nel momento in cui ci sentiamo “poveracci”, non dovremo temere: perché in quel momento Dio ci darà un nome nuovo, che contiene il senso di tutta la nostra vita; ci cambierà il cuore e ci darà la benedizione riservata a chi si è lasciato cambiare da Lui. Questo è un bell’invito a lasciarci cambiare da Dio. Lui sa come farlo, perché conosce ognuno di noi. “Signore, Tu mi conosci”, può dirlo ognuno di noi. “Signore, Tu mi conosci. Cambiami”. Buona giornata!

Mt 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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