La ferocia usata in molti Paesi contro i cristiani è inaudita: il caso Nigeria


Di Emanuela Maccarrone

La ferocia usata in molti Paesi contro i cristiani è inaudita.

Non solo vandalismo e profanazione dei luoghi di culto, ma vere e proprie esecuzioni a sangue freddo contro i fedeli che vivono in quei territori.

Dinanzi a questa sanguinaria persecuzione, “è bene che la comunità internazionale faccia sentire la propria voce e non rimanga in silenzio”.

A pensarla in questo modo sono stati gli americani che in questi giorni hanno preso una decisione. Lo scorso lunedì 7 dicembre, attraverso vari messaggi su Twitter, il capo della diplomazia statunitense Mike Pompeo ha comunicato l’intenzione degli Usa: “Gli Stati Uniti sono fermi nel loro impegno per la libertà religiosa. A nessun paese o entità dovrebbe essere permesso di perseguitare impunemente le persone a causa delle loro convinzioni. Per questo agiremo”. In un twitter successivo Mike Pompeo ha specificato la decisione degli Stati Uniti. “Oggi gli Stati Uniti designano la Birmania, la Cina, l’Eritrea, l’Iran, la Nigeria, la Corea del Nord, il Pakistan, l’Arabia Saudita, il Tagikistan e il Turkmenistan come Paesi preoccupanti ai sensi del Diritto Internazionale del 1998 per le violazioni sistematiche, continue ed eclatanti della libertà religiosa”.

Che qualcuno si stia finalmente mobilitando per impedire in maniera decisiva la fine delle persecuzioni contro i cristiani?

Intanto dalla Nigeria arrivano notizie terribili. Boko Haram continua a spargere terrore tra la popolazione.

Più di 36 mila persone sono state uccise e più di due milioni sono state costrette a lasciare le loro case dal 2009 ad oggi nel popoloso paese africano. In Nigeria, da quando sono iniziate le violenze dei jihadisti di Boko Haram e dei miliziani dell’Iswap (lo Stato islamico nell’Africa dell’Ovest) vari villaggi e cittadine sono state assaltate dai terroristi.

Il presidente della Nigeria Buhari, a parole, condanna le stragi, ma nulla di concreto è stato fatto per fermare queste violenze. Nel nord est della Nigeria le popolazioni vivono nel terrore. Spesso abbandonati a loro stessi, molti sono scappati anche in altri paesi attorno al lago Ciad.

La Chiesa è ben presente in queste aree, anche se sono in grande maggioranza musulmana. È presente con le proprie Caritas a sostegno delle famiglie, delle vittime, ci sono vari interventi dei vescovi, mentre continuano a mancare le prese di posizione, forti e unitarie, del governo nazionale nigeriano.


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