Ecco come l’odio online può compromettere la convivenza civile


L’UNIVERSITA’ CATTOLICA HA ORGANIZZATO UN WEBINAR SULLA DIFFUSIONE DELL’ODIO ONLINE. UN INCONTRO IN CUI DIVERSI ESPERTI HANNO FATTO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

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Di Emanuela Maccarrone

Iniziativa interessante quella che è stata organizzata dalla Mediavox, il 9 dicembre sulla piattaforma Webex, attraverso il webinar dal titolo “Discorsi d’odio online”.

Una tematica a cui bisogna dare sempre più spazio, perché il primo modo per combattere un male non è tacere continuando a far finta che tutto sia normale, ma è parlarne e discuterne.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di diversi esperti in vari settori. Il problema è comune: nella rete ci sono messaggi di odio che istigano alla violenza. Per citarne alcuni: il cyberbullismo, le fake news, la cristianofobia che si sta diffondendo anche in rete.

Come si ricorderà, attraverso un recente articolo Informazione Cattolica ha informato riguardo la campagna in voga su Twitter con l’hashtag #fuegoalaclero, una campagna promossa dai laicisti spagnoli e intenzionata all’istigazione all’odio religioso.

Nella presentazione del webinar, pubblicato sul sito dell’Università Cattolica, è spiegato: “Il linguaggio d’odio on line è un problema oggi sempre più diffuso e pericoloso. L’hate speech si sviluppa attraverso la moltiplicazione di messaggi aggressivi sui social network, che non solo veicolano disinformazione e fake news ma realizzano anche forme di ‘mobilitazione emotiva’ contro singoli, gruppi, nazioni”.

Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali della Cei, ha salutato in apertura del webinar con queste parole: “Ci si rifugia nell’anonimato proprio perché si è persa quella capacità di sentirsi partecipi di un progetto comune, di un bene comune. Si è smarrita la com-passione verso l’altro, specie se è diverso”. Il direttore ha sottolineato l’importanza di “comunicare e informare bene, rispettando l’etica e la deontologia”.

Sono stati tanti gli interventi interessanti durante l’evento. L’odio online, ha ricordato Gianfranco Cattai, coordinatore di Retinopera, “può compromettere la convivenza civile”.

La docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore professoressa Milena Santerini ha fatto notare il fine e le conseguenze dell’odio diffuso attraverso la rete. Per la docente obiettivo degli haters è di attaccare i singoli o gruppi di minoranza avvalendosi della rete poiché, avendo una dimensione pubblica, è idonea a incitare alla violenza con lo scopo di nuocere. Per la docente gli haters “sono troll, ovvero persone che provocano, ideologi, teorici della cospirazione, gruppi organizzati che agiscono per denaro, odio, potere, per creare polarizzazioni, destabilizzare le istituzioni o per divertimento”.

Come controbattere a questi haters? Sempre secondo la Santerini occorre agire “sui manipolatori, sugli esecutori, sugli spettatori e ovviamente sulle vittime”.

Secondo Stefano Pasta, docente della stessa Università, è fondamentale “educare alla responsabilità sia lo spettatore, formandolo ad un pensiero critico, sia il produttore culturale che ciascuno è nel momento in cui ha uno smartphone in mano”.

Infine Michele Kettmajer, presidente dell’Istituto di ricerca e sviluppo sull’informazione MediaCivici, ha sostenuto l’importanza di individuare delle modalità che promuovano la coscienza comune, senza limitare il diritto di espressione né lasciare impuniti gli haters.

Combattere l’istigazione alla violenza contro chiunque e contro ogni forma di libertà è l’impegno che si può prendere per dare concretezza a questi tipi di webinar, percorsi che, per dirla con Papa Francesco, avviano dei processi di presa di coscienza e inizio di percorsi che possono coinvolgere sempre più cittadini ed enti.

 


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