La regalità del Signore che viene deve assumere anche una prospettiva comunitaria e politica


SE COLORO CHE DIRIGONO LE SORTI DEI POPOLI, E I POPOLI STESSI, NON SI LASCIANO PENETRARE SEMPRE PIÙ DAL DIRITTO DIVINO SI FAVORIRÀ SOLO LA DIVINIZZAZIONE DELL’UOMO CHE SI ERGE A CAUSA DEL GIUSTO E DELL’INGIUSTO

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Di Daniele Trabucco

Il 07 dicembre 1952, nella fase iniziale dell’Avvento, il grande Papa Pio XII (1939-1958) svolgeva alcune considerazioni sottolineando l’importanza di questo periodo liturgico per la Chiesa. Non solo tempo di preparazione in vista della solennità del Santo Natale, ma anche occasione propizia per prendere consapevolezza “dell’invocazione ansiosa degli uomini” i quali hanno cercato (e cercano tutt’oggi) di risolvere i loro problemi senza Dio o addirittura lottando contro Dio senza riuscire a fornire una risposta soddisfacente.

Papa Pacelli vive il dramma di una società post-bellica che va sempre più secolarizzandosi, che si avvia ad estromettere la fede cattolica dallo spazio pubblico in nome di una “sana laicità” volta a garantire più i “diritti insaziabili” degli uomini che quelli perenni di Dio. Eppure, nella suo salutare ammonimento, trapela un senso di autentica (e attualissima in questo periodo di emergenza sanitaria) speranza cristiana: nonostante la precarietà delle istituzioni e la fragilità delle strutture esiste una dimensione intima dell’uomo nella quale interviene la grazia, se accolta nella libertà, che spinge “a tornare alla casa del Padre” sebbene questa sia stata dimenticata.

Tuttavia, precisa il pontefice del secondo conflitto mondiale (1939-1945), l’ansia di salvezza non comporta un automatismo come se essa fosse di per sé condizione sufficiente per ottenerla, ma richiede l’impegno a preparare la strada al Cristo, “rimuovendo gli ostacoli e adornando il cammino per il quale Egli deve passare”. É la garanzia per non farsi sovrastare dalle “amare acque dell’afflizione e della disperazione” (Cfr. PIO XII, Discorso di Sua Santità Pio XII al Sacro Collegio e alla Prelatura romana, 24 dicembre 1939), poiché solo le anime in cui vive Cristo si levano “sopra i disordini e le bufere del mondo”.

La regalità del Signore che viene, e questo é un aspetto costante del Magistero pacelliano, deve però necessariamente assumere anche una prospettiva comunitaria e politica: se coloro che dirigono le sorti dei popoli, e i popoli stessi, non si lasciano penetrare sempre più da quello spirito, da cui solo può provenire vita, autorità e obbligazione, costituito dalle “incrollabili norme del diritto divino e da quella fame e sete di giustizia, che è proclamata come beatitudine nel Sermone della Montagna e che ha come naturale presupposto la giustizia morale” (Cfr. PIO XII, op. ult. cit.), allora l’attesa e l’ansia saranno vane e l’Avvento non condurrà alla grotta di Betlemme a contemplare il “Principe della Pace”, il “Rex et legifer noster”, ma solo a favorire la divinizzazione dell’uomo che si erge a causa del giusto e dell’ingiusto.

* Costituzionalista


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