L’inganno e la falsità circolano in molte delle proposizioni dei nostri politici


LA NOBILE ARTE DELLA POLITICA, CONCEPITA COME TRAVAGLIO PER CREARE CONDIZIONI MIGLIORI PER L’ESISTENZA DEL CITTADINO, VIENE INSOZZATA DALLA FAMELICA INGORDIGIA DELLA CONQUISTA DEI QUADRI DI COMANDO DOVE, AZIONANDO I VARI TASTI, VIENE MESSO IN MOTO L’IGNOBILE CLIENTELISMO

Di Nicola Sajeva

“… E questo non e’ un discorso, questa è la verità!”. Era la conclusione di un monologo che vedeva protagonista, nella piazza del Quirinale, un uomo sulla cinquantina, abbigliamento trasandato, capelli brizzolati e arruffati, un sacchetto di plastica quasi vuoto in mano.

Mi trovavo a Roma durante i giorni della crisi di uno degli ultimi governi repubblicani e, con la segreta speranza di vivere in diretta qualche avvenimento importante, avevo raggiunto la piazza del Quirinale, passerella dei gruppi politici convocati dal Presidente della Repubblica a fornire indicazioni utili per uscire dalle secche del vuoto parlamentare.

Forze dell’ordine, telecamere pronte ad essere accese, capannelli di curiosi che condividevano la mia identica aspettativa.

L’atmosfera di attesa e il silenzio surreale venivano interrotti all’improvviso dal parlare esacerbato di un uomo che, in quell’occasione, diventava portatore di un malcontento, manifestato spesso – per motivi di prudenza e convenienza – solo all’interno dei circoli ricreativi, nelle salette dei bar, tra le bancarelle dei mercati rionali.

L’esperienza del quotidiano accumula nel nostro cuore motivi di obiettiva insoddisfazione che, purtroppo, non trovano risposta in tutto quanto di pratico è realizzato dagli organi preposti.

Speranze, sogni, aspirazioni e desideri trovano non pochi divieti di accesso lungo il loro cammino, mentre la precarietà, il dubbio e l’incertezza svuotano la nostra società della sana determinazione di raggiungere piste di lancio idonee alla sua risurrezione.

Tutto quello che vorremmo gridare sferzati continuamente dall’ingiustizia, oppressi dall’arroganza dei gruppi di potere in grado di condizionare le nostre scelte e pronti a tagliare in maniera irreversibile le ali delle nostre speranze, tutto quello che noi quasi ci siamo abituati a sopportare passivamente, quell’uomo si scrollava di dosso gratificato dall’attenzione suscitata e sollevato dal peso di una rabbia che riempiva, chissà da quanto tempo, il suo cuore.

Saltavano i canoni tradizionali della comunicazione, l’ortodossia delle buone maniere, il rispetto delle regole che, spesso impotenti, ci ritroviamo ad osservare e quell’improvvisato Meo Patacca sciorinava un nutrito elenco di accuse destinate, forse con un po’ di qualunquismo, ai politici di tutti gli schieramenti responsabili, a suo dire, di uno sfascio che penalizza sempre i più deboli. Tutti gli improvvisati spettatori, ed io con loro, non potevamo che condividere la sostanza di quella protesta espressa in maniera molto colorita, ma mai volgare.

Le ultime parole, prima di incamminarsi per la discesa che porta alla Fontana di Trevi, costituiscono il titolo di questa riflessione: “… e questo non è un discorso, questa è la verità!” Chiarissimo il riferimento ai discorsi di gran parte dei nostri politici, dove l’inganno e la falsità circolano in tutte le loro proposizioni.

Mentire sapendo di mentire, promettere, dichiarare di essere portatori di un nuovo migliore, che a distanza si rivela fotocopiato, rappresenta pane quotidiano per molti. Giustificare cambi di schieramento è operazione tanto praticata quanto indegna, usare l’arte del compromesso per raggiungere possibilità di potere maggiore non suscita più biasimo ma, purtroppo, segreta ammirazione.

Con il suo sfogo, il nostro protagonista si dissociava dai tanti discorsi pronunciati durante le crisi di governo, durante tutte le campagne elettorali perché al loro interno è molto difficoltoso ritrovare punti di convergenza con la verità.

La nobile arte della politica, concepita come travaglio per creare condizioni migliori per l’esistenza del cittadino, viene insozzata dalla famelica ingordigia della conquista dei quadri di comando dove, azionando i vari tasti, viene messo in moto l’ignobile clientelismo.

Speriamo che la verità, l’onestà intellettuale, il dovere del servizio, la piacevolezza del dialogo franco, pur sparutamente sempre presenti, riescano a fermentare opportunamente e a caratterizzare, sempre più, tutto l’agone politico.

 


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