Una regia maldestramente occulta tenta di emarginare il Natale


SE I CREDENTI PRENDERANNO COSCIENZA DEL PROPRIO RUOLO, GLI EFFETTI DELL’INCARNAZIONE DI DIO AVRANNO POSSIBILITÀ CONCRETE DI IMPIANTARSI IN TUTTI I CONTESTI SOCIALI. SU TALE BINARIO SI DECIDE IL DOMANI DELLA NOSTRA CIVILTÀ!

Di Nicola Sajeva

Incarnazione è scelta di fissare una dimora, è scelta di porre una tenda accanto alle nostre abitazioni: l’evento del Natale è tutto qui.

La frenesia, l’affanno, la ricerca dell’atmosfera, la difficoltà di trovare il regalo giusto, sfibrano le nostre risorse energetiche e non ci permettono di potenziare l’indispensabile serenità per accedere alla contemplazione di un avvenimento importante per la nostra fede, sconvolgente per le nostre facoltà intellettive, necessario per impostare bene la nostra vita spirituale.

Non capire il Natale, lasciare campo aperto alla semplice poesia, sentirsi più buoni per aver preso al volo una delle proposte di solidarietà che, di solito, cavalcano l’onda di questa ricorrenza, è una condizione esistenziale vissuta, purtroppo, anche da chi si professa credente.

A livello spesso epidermico disapproviamo, più o meno convinti, quanto una regia maldestramente occulta mette in atto per emarginare, coprire, ridimensionare la ricchezza di questo intenso momento di religiosità; arriviamo ad essere protagonisti di qualche sussulto di indignazione che però, non essendo supportata da comportamenti consequenziali, non riesce ad affrontare la prova del tempo.

“E il Verbo si fece carne ed ha dimorato fra noi”: questo versetto del primo capitolo del vangelo di san Giovanni ci apre mirabilmente alla comprensione del Natale. Dio si fa uomo e pone la sua tenda in mezzo a noi.

Quanto amore, quanto calore umano, quanto desiderio di condivisione esprime questa decisione, questa determinazione a rimanere accanto a noi, per essere luce quando la visione del cammino risulta difficoltosa, sostegno quando siamo raggiunti dalla fragilità, forza e ristoro quando il livello delle energie spirituali fa accendere la spia della riserva.

Ha fissato la sua dimora e aspetta la nostra decisione di incontrarlo; non fa violenza alla nostra volontà, ma aspetta che la nostra ragione elabori la decisione di accettare la sua proposta d’amore.

Basta che lo vogliamo, basta che abbassiamo il nostro orgoglio, basta che mettiamo in discussione la nostra autosufficienza, basta che lasciamo aperto uno spiraglio del nostro cuore e l’incontro sarà inevitabile e risolutivo per la comprensione del senso della nostra esistenza.

Sentirsi figli di uno stesso Padre, amarsi senza compromessi, lavorare per realizzare e irradiare intorno a noi riflessi di pacifica convivenza: questo è il semplice progetto che, con la sua venuta, Gesù consegna a tutti gli uomini di buona volontà; semplice, ma difficile da realizzare perché le forze dell’egoismo non si concedono ferie e lavorano sempre in senso contrario.

Ha fissato la sua dimora fra noi: questo ha fatto Gesù ieri. Questo fanno oggi e faranno domani i missionari di tutti i tempi: partono, lasciano le loro sicurezze, le loro comodità, i loro affetti e vanno a porre, sull’esempio di Gesù, la loro tenda tra i poveri per condividere la loro precarietà e rendere credibile la realizzazione del progetto d’amore universale.

L’Incarnazione, quindi, non è un evento da situare in un passato delimitato e da conoscere solo al fine di arricchire la nostra cultura religiosa. L’Incarnazione supera le barriere del tempo, arriva fino a noi, sarà presente nella storia del nostro domani.

Dalla consapevolezza alla responsabilità: il Natale segna per noi un inizio, una presa di direzione, una scelta. Se i credenti prenderanno coscienza del proprio ruolo, gli effetti dell’Incarnazione di Dio avranno possibilità concrete di impiantarsi in tutti i contesti sociali. Su tale binario si decide il domani della nostra civiltà.

“E il Verbo si fece carne ed ha dimorato fra noi”. Tutto ciò si è realizzato ieri, quando non c’era posto nelle locande; tutto ciò continuerà a realizzarsi oggi, nonostante i divieti di accesso così strategicamente posti.

La dimora di Gesù si è trasferita per sempre tra gli uomini; la sua tenda sarà, se lo vorremo, il nostro punto di riferimento, il luogo dove troveremo sicuramente una risposta a tutte le nostre domande.

La tenda costruita dalla nostra testimonianza sarà il luogo ideale per concertare le strategie utili a vincere la sfida organizzata dalle varie centrali del laicismo. Facciamo convergere sulla nostra tenda un raggio della cometa di Betlemme: sarà accogliente, tutti si sentiranno a casa e, sorprendentemente, avvertiranno un profumo di eternità.

Tutto qui il fascino, la ricchezza, la vitalità, il significato del Natale che ci prepariamo a vivere.

 


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