Diritti, tradizioni e identità senza compromessi: l’Italia impari da alcuni Paesi europei


LA DETERMINAZIONE MOSTRATA DA ALCUNI PAESI EUROPEI, A TUTELA DELLA LIBERTA’ DI RELIGIONE E DELL’IDENTITA’ NAZIONALE, SONO ESEMPI DI UNA DEMOCRAZIA VIVA.

Di Emanuela Maccarrone

In questi giorni due fatti possono indurre a un breve ragionamento e a sviluppare delle considerazioni.

La tenacia nel rivendicare la libertà di culto, mostrata dai fedeli e dai vescovi di alcuni Stati europei, sono da ammirare a da stimolo per due motivi.

Il primo può essere ricollegato al testo 5,17-42 degli Atti degli Apostoli, quando gli apostoli furono condotti davanti al Sinedrio perché avevano disobbedito all’ordine di non predicare nel nome di Gesù, San Pietro, tra le altre cose, rispose al sommo sacerdote con queste parole: “bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”.

A noi l’insistenza usata dai credenti europei per tutelare la libertà di religione ricorda l’episodio degli Atti degli Apostoli: lottare per la fede e per garantire il culto a Dio.

Naturalmente la legge umana che garantisce il bene comune e la tutela dei diritti è giusta e va rispettata, ma cosa succede quando le imposizioni terrene collidono con la legge Divina, ossia quando una delle libertà democraticamente tutelate è limitata quasi ad oltranza?

La risposta la dà chiaramente San Pietro.

Un altro motivo riguarda l’esercizio della piena democrazia. I credenti europei, manifestando per tutelare un proprio diritto e influenzando le decisioni dei Governi, non hanno esercitato la loro legittima sovranità popolare?

Giustamente, la protesta deve essere pacifica e legittima. Manifestare contro lo Stato non significa usare la violenza e arrecare danno al prossimo. In questo modo non si difendono i diritti, perché si sfocia nel vandalismo. Ma se si manifesta per far valere i propri diritti non si può essere, allo stesso tempo, responsabili della violazione dei diritti altrui. Manifestare pacificamente non significa una pura marcia passiva, ma il popolo deve avere la possibilità di comunicare con fermezza la propria volontà, con tenacia e determinazione.

Il secondo fatto che induce a riflettere, è la tenacia dell’Ungheria. Su proposta del Premier Viktor Orbán, è stato introdotto nella Costituzione ungherese il seguente principio: l’educazione da impartire ai bambini deve essere “basata sulla nostra identità costituzionale nazionale e sui valori cristiani”. Da qui derivano tutta una serie di effetti positivi per il rispetto dei valori cristiani, la tutela della famiglia e, in primis, dei bambini, opponendosi così in contrapposizione alle politiche gender imposte dalla Comunità europea.

La fermezza dell’Ungheria dimostra che si può appartenere all’Unione Europea, sviluppare una rete di collaborazione e di solidarietà tra gli Stati, ma nel rispetto delle identità nazionali e garantendo la sovranità nazionale che è uno degli elementi fondamentali di uno Stato.

L’Italia ha la stessa tenacia, nel difendere la sua sovranità, mostrata da altri Paesi? Tutela e rispetta la propria identità nazionale e le proprie tradizioni?

Purtroppo, attualmente la risposta è NO. La difesa della nostra identità italiana non dovrebbe essere una questione di appartenenza partitica, ma una sorta di ‘devozione’ alla Patria che si manifesta nella tutela dei diritti inviolabili dell’uomo e dovrebbe riguardare ogni partito.


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