Lotta al patriarcato e guerra alla gentilezza: quando anche offrire la cena diventa violenza


“La donna deve vivere riaffermando continuamente di non avere bisogno di un uomo, della sua compagnia, della sua protezione, della sua cura, altrimenti viene relegata a vittima di sé stessa e dei più biechi retaggi patriarcali.”

Di Dalila di Dio

Uomini e donne non sono uguali.

Datevi pace.

In una società flat, che ci vuole tutti conformi ad uno standard eterodefinito, la diversità tra uomo e donna è destinata a sopravvivere strenuamente e coraggiosamente.

A dispetto di chi si ostina a negarla. Perché è la natura – bellezza! – che ci fa diversi. 

No, non si tratta di retaggi culturali, tradizioni, patriarcato ed altri concetti tanto cari alle femministe.

Si tratta di corpo, mente ed anima. 

Uomo e donna sono diversi per conformazione fisica, attitudini, processi mentali, sentimenti.

Fortunatamente!

Ci sono cose da donna e cose da uomo. Cose da mamma e cose da papà. Cose da bambina e cose da bambini. 

E quando uno dei due si avventura nel mondo dell’altro, dovrebbe poterlo fare senza ansia da prestazione, con la libertà di non dover simulare, grottescamente, una natura che non gli appartiene.

Uomo e donna. 

Un incontro tra due mondi, una misteriosa meraviglia che qualcuno vorrebbe cancellare per decreto in nome della parità, concetto sacrosanto, dietro cui si nasconde la pretesa di cancellare le diversità.

Qualche anno fa, l’attore Luca Argentero – non certo un esempio di becero machismo – dichiarò: “l’ossessione per la gender equality ha rovinato il romanticismo”. 

Quella del malcapitato Argentero – coperto da un’ondata di fango per queste sue terribili affermazioni – altro non era che una chiamata alla valorizzazione della bellezza dei ruoli e delle prerogative che rendono l’uomo e la donna diversi e, innatamente, complementari. 

Nulla di più inaccettabile per le sacerdotesse del femminismo moderno, per cui gesti come il baciamano, offrire una cena, aprire lo sportello dell’automobile diventano rudi e violenti tentativi di sopraffare la donna per riaffermare i beceri (dis)valori del patriarcato.

L’uomo è il nemico e di ogni suo gesto, in chiave femminista, è possibile offrire una lettura negativa. 

La donna deve vivere riaffermando continuamente di non avere bisogno di un uomo, della sua compagnia, della sua protezione, della sua cura, altrimenti viene relegata a vittima di sé stessa e dei più biechi retaggi misogini.

E tu, donna, se non abbracci una simile visione del mondo, sei il nemico pubblico numero uno. 

Sei peggiore del peggiore uomo. 

Perché l’uomo, in fondo, non può farci molto: “nascere maschi in un sistema patriarcale e maschilista è un po’ come essere figli maschi di un boss mafioso” (così sentenziava Michela Murgia all’indomani della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, due anni fa) ma la donna ha il dovere di individuare il nemico da subito e di combatterlo strenuamente. 

Così, se non ti senti lesa nella dignità perché un maschio ti paga la cena, sei una traditrice. 

Sei passata dall’altra parte della barricata. Sei una perdente.

Una simile rilettura della realtà in chiave femminista genera mostri di solitudine, infelicità, insoddisfazione. 

Eppure sono in troppe ad abbracciare una simile visione del mondo.

Che ne è della gentilezza? Che ne è della vocazione a prendersi cura dell’altra persona? 

Quella tra uomo e donna sembra essere diventata una lotta per l’affermazione di sé sull’altro. 

Non più complementari ma contendenti, in un estenuante e distruttivo gioco di forze.

Perché molte donne vivono con frustrazione la loro natura e desiderano tanto essere come gli uomini? 

Perché non si sentono a posto nei loro, meravigliosi, panni?

Perché percepiscono la loro diversa e straordinaria essenza come un pericoloso ostacolo alla realizzazione personale?

Perché sono divorate dall’idea che non essere come gli uomini sia penalizzante e che valorizzare la propria identità femminile sia il viatico per il fallimento sociale?

Qualche anno fa l’On.le Boldrini – sì, sempre lei, nostra inesauribile fonte – ebbe a dire che “la donna che non lavora non è libera”.  

E, secondo il pensiero dominante, non lo è nemmeno la donna che desidera dei figli ed una famiglia. 

Se vuoi essere cool devi proclamare ai quattro venti che no, la maternità non ti interessa!

La donna che cerca protezione è una vittima del patriarcato, quella che desidera essere amata una debole. 

Le donne devono essere libere. Questa è la via maestra.

Libere, sì. 

Libere di ricalcare pedissequamente il modello che la società progressista ha stabilito per loro.

Così, convinte di sfuggire ai presunti retaggi del mondo che fu, si ingabbiano nei dictat del mondo che è.

Per essere degna ed all’altezza delle aspettative, la donna deve comportarsi da uomo, competere con l’uomo, sopraffare l’uomo. Diventare, come molte in effetti fanno, pessima copia dell’uomo. 

Senza fermarsi mai, senza concedersi debolezze, senza cedere all’imperfezione. 

Poco importa se, nel frattempo, perde sé stessa e dilapida la meravigliosa fortuna di essere femmina. 


Subscribe
Notificami
1 Commento
Oldest
Newest
Inline Feedbacks
View all comments

È vero, analisi tristemente vera! Uomini e donne siamo meravigliosamente diversi e complementari…… stanno distruggendo l’armonia