I cristiani fanno festa per il “dies natalis” del loro Capo e Signore


LA FOBIA ANTI-CRISTIANA CHE NON SOPPORTA NÉ NATALI NÉ PRESEPI, NÉ CROCIFISSI NON È SEGNO DI CIVILTÀ MA DI IGNORANZA E DI CHIUSURA ALLA LUCE

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Da circa duemila anni tutti i cristiani fanno festa a Natale, ricordando la nascita di nostro Signore Gesù Cristo, avvenuta durante l’imperio di Tiberio Cesare, in Palestina a Betlemme.

Da Gesù Cristo nasce il Cristianesimo, che oggi conta più di due miliardi di persone ed è la più grande religione del pianeta.

Poiché non si sa esattamente il giorno della nascita di Gesù, la Chiesa ha scelto di festeggiarla il 25 dicembre di ogni anno, non volendo passare sotto silenzio un avvenimento tanto importante da cambiare la storia. Infatti, ormai in tutto il mondo la storia si divide in Avanti Cristo e Dopo Cristo.

La festa del Natale poggia su due pilastri: la Tradizione cristiana e i Vangeli.

La Tradizione risale alla prima generazione di cristiani, che conobbero personalmente Gesù e la Madonna. Essi attestano la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione, i suoi insegnamenti e i suoi miracoli, di cui furono testimoni oculari.

Dopo i primi tre secoli di persecuzione, ottenuta la libertà di culto con l’Editto di Costantino (anno 313), la Chiesa cominciò a celebrare gli avvenimenti più importanti di Gesù: prima la Pasqua e poi il Natale.

La Tradizione così si andò sviluppando e arricchendo lungo i secoli di elementi caratteristici come il presepe, le luci, la stella, i regali, i dolci tipici, gli auguri, i canti e le musiche che creano quell’atmosfera così gradita a tutti.

La Tradizione è l’elemento più importante: dura ininterrotta da circa due millenni, anche se con piccole differenze di calendario in Occidente e in Oriente. Queste si spiegano per la differenza nel modo di contare gli anni, i mesi e i giorni tra il calendario ebraico, quello gregoriano (in vigore in Occidente) e quello giuliano (in vigore in Oriente).

Quindi, anche se di Gesù non abbiamo l’atto di nascita del comune di Betlemme, che allora non esisteva, abbiamo però tutti i popoli cristiani che celebrano da sempre la sua nascita. Anzi, da molti secoli quella celebrazione che era squisitamente religiosa è diventata civile a tutti gli effetti, tanto che anche persone atee o di differente religione partecipano in qualche modo alla festa.

L’altro pilastro del Natale è il Vangelo e con esso tutta la Bibbia: della nascita di Gesù ne parlano in particolare i Vangeli di Matteo e Luca e prima ancora, profeticamente, tutto l’Antico Testamento, a cominciare dal libro della Genesi, dove si dice che la “discendenza della Donna” schiaccerà la testa al serpente infernale (cfr. Gen 3,15).

Tutti i commentatori cristiani vedono in questa “discendenza” il figlio di Maria di Nazareth, Gesù. Egli con la sua morte di croce, vissuta in perfetta obbedienza a Dio, vincerà il peccato e la morte, come testimonia la sua risurrezione. Satana, istigatore del primo peccato e della ribellione dell’umanità a Dio, è stato così sconfitto da Gesù e la pena della morte eterna è stata vinta dalla sua risurrezione.

Dopo di questa, vi sono nella Bibbia tante altre profezie su Gesù, che descrivono la sua nascita, la sua attività, la morte, la risurrezione, la sua seconda venuta nella gloria. Vediamone soltanto qualcuna che ci sembra più significativa.

Una stella spunta da Giacobbe”: Balaam più di dodici secoli prima di Cristo afferma: “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Numeri 24,17). È facile vedervi l’allusione alla stella vista dai Re Magi in oriente, di cui parla San Matteo (2,2) che indica la nascita di un re straordinario e che divenne tradizionale nel santo presepe.

Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio”: il profeta Natan promette al re Davide che un suo discendente avrà un regno eterno: “Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno” (2 Sam 7,13-14). Anche il profeta Daniele parlerà di questo Re dal regno eterno (“tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (Dan 7,13-14).

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Davide vide mille anni prima la sua morte di croce: Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte” (Sal 22). Questo è ciò che avvenne sul Calvario alla morte di Gesù.

Il profeta Isaia, vissuto intorno al 750 a.C., dice del Messia tante cose, che si sono realizzate letteralmente in Gesù e solo in lui. Facciamo qualche esemplificazione:

-nascerà da una vergine: Is 7,14. Così fu per Gesù nato da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo;

– sarà chiamato “Emmanuele”, che significa Dio con noi. Gesù è Dio con noi che ci salva da ogni male;

-la sua nascita porterà grandissima gioia, perché egli è: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Is 9,5) e segnerà la fine dell’oppressione d’Israele;

-farà grandi prodigi, come riassume l’evangelista Matteo: “I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella” (Mt 11,5), citando diversi passi di Isaia;

redimerà il suo popolo offrendo se stesso in sacrificio cruento: “Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti… il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini” (Is 53,5.11-12);

morirà e risorgerà: “Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte…  Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce” (Is 53,8.11);

Il profeta Michea predice che nascerà a Betlemme: “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele” (Mi 5,1);

Il profeta Zaccaria afferma: “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito”  (Zac 12,10).

Infine il profeta Malachia dice che sarà preceduto da uno che avrà lo spirito di Elia e ricondurrà a Lui un popolo ben preparato: “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti” (Mal 3,1). Tutti hanno visto in Giovanni Battista questo precursore di Gesù (cfr. Mt 17,10-13).

Tutto il Nuovo Testamento parla di Gesù e ne proclama le opere, gli insegnamenti, i miracoli e soprattutto la sua morte di croce e la sua risurrezione. “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute ” (At 10,38-39). Così San Pietro, capo dei Dodici.

In verità il gruppo degli Apostoli dà inizio alla santa Tradizione cristiana e ne dà piena garanzia con la vita: essi tutti morirono martiri per Gesù e dietro a loro una schiera numerosissima, fino ad oggi afferma che “Gesù è il Signore!” e per Lui sono disposti a dare la vita. Essi sono testimoni credibili. Ora se si fa festa per il compleanno di qualunque persona, come si possono criticare i cristiani che fanno festa per il “dies natalis” del loro Capo e Signore Gesù Cristo?  Non solo è pienamente legittimo, ma è buono e santo.

Chi non crede in Cristo perché ha altra fede (Ebrei, Musulmani, Buddisti, Induisti, etc.) o perché ha perso la fede che prima aveva in Gesù Figlio di Dio (Verbo) e della Vergine Maria, faccia festa lo stesso, se non vuole uscire fuori dal pianeta terra e non si mostri ridicolo e ostile, rifiutando ciò che la storia e la civiltà registrano come uno dei fatti più luminosi e importanti mai avvenuti.

La fobia anti-cristiana che non sopporta né Natali né presepi, né crocifissi non è segno di civiltà ma di ignoranza e di chiusura alla luce. Gesù è luce. Per questo il Natale è esplosione di luci e di stelle.

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments