Il costituzionalista Loiodice: “le norme di Conte sono un attentato alla famiglia”


TUTTA LA NORMATIVA È UN MISCUGLIO DI TIMORE DI SBAGLIARE E DI PERDERE IL POTERE…

Di Bruno Volpe

Primo Natale di pandemia in compagnia del decreto legge Conte che riduce movimenti e spostamenti. Ne parliamo col noto costituzionalista barese, prof. Aldo Loiodice, docente alla Facoltà Aldo Moro.

Professor Loiodice: poche e limitate visite ai genitori e parenti…

“Siamo alle solite, col pasticcio legislativo che ci accompagna dall’inizio della pandemia. E’ innegabile che ci sia uno stato di necessità, quello di evitare il contagio, ma è giusto pretendere norme chiare e scritte meglio”.

La normativa sulle famiglie?

“A mio avviso la normativa è prima di tutto ingiusta, e poi un attentato alla famiglia, insultata nella sua dignità ed è pure contro l’ art 16,  la libertà di movimento”.

Parole forti…

“La nostra Costituzione, che è stata scritta con la collaborazione e il contributo dei cattolici, ma spesso se ne dimenticano, tutela la famiglia. Cito gli articoli 29, 30 e 31. Aggiungo il 2 che riguarda le formazioni sociali e la famiglia tale è. Come fai a dire che hai protetto questa formazione se non permetti a due genitori anziani di vedersi, ovviamente con le dovute prudenze, assieme ai figli e nipoti che vivono fuori almeno a Natale? Pensate che il virus si diffonda maggiormente se le persone sono due, quattro o cinque? Tutta la normativa è un miscuglio di timore di sbagliare e dall’altro lato di perdere il potere. Probabilmente l’hanno fatta sapendo del mutamento del virus in Inghilterra e sono stati maggiormente restrittivi”.

Economia, che cosa accadrà?

“Ritengo che stiano distruggendo l’economia del Paese, penso ai titolari di bar e ristoranti. Eppure l’economia rientra nella Carta Costituzionale con l’art 81 e con la tutela della proprietà privata. Mi sembra grave che le parti danneggiate almeno sin qui non abbiamo ricevuto veloci ed adeguati ristori”.

Giudizio complessivo?
“Normativa confusa che ha solo l’attenuante della necessità. Però è autoritaria e socialmente ingiusta. Infatti, se ci fate caso, premia chi ha la seconda casa al mare o in montagna nella stessa regione. Chi se la può permettere ci va e cambia aria, gli altri devono restare. Una disparità che penalizza i poveri”.

 


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