Gesù del vaccino non sa che farsene, i magi non sono “babbi” natale!


L’ORO ONORA LA REGALITÀ DI GESÙ; L’INCENSO LA SUA DIVINITÀ; LA MIRRA LA SUA SANTA UMANITÀ CHE CONOSCERÀ LA MORTE E LA SEPOLTURA

Di Diego Torre

Fino a che punto è possibile attualizzare un messaggio senza tradirlo?

I re magi che portano al presepe il vaccino anticovid (vedi Trento ed Orvieto) con le mascherine sul volto rimandano alla salvezza che viene dal Cielo e che ci porta ad un’eternità perfettamente felice o ad una salvezza corporale-terrena che ci permette di vivere meglio e più a lungo su questa terra?

Appena 12 mesi fa papa Francesco nella lettera apostolica Admirabile signum ricordava: «Anche questi regali hanno un significato allegorico: l’oro onora la regalità di Gesù; l’incenso la sua divinità; la mirra la sua santa umanità che conoscerà la morte e la sepoltura».

Sono i doni degli uomini al Divino Infante che ne riaffermano le due nature; Gesù del vaccino… non sa che farsene e i re magi non sono ….babbi natale.

San Francesco d’Assisi “al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato a un seno umano” (Fonti Francescane, 199, p. 492).

Ma il “creatore” del presepe cosa voleva?

«Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello»(Tommaso da Celano, Vita Prima, 84: Fonti francescane (FF), n. 468).

E Tommaso continua a descrivere come il 25 dicembre frati e laici giungessero a Greccio con fiori e fiaccole e come Francesco, trovasse la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. “La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima” e il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione e l’Eucaristia. Il presepe era “animato” dai presenti; niente statuine.

Tutti provano brividi di commozione (e salutari riflessioni) vivendo quel momento non soltanto con la mente, ma anche con i sensi corporali; ecco la grande trovata evangelizzatrice di San Francesco il quale si sciolse e ci fa sciogliere in lacrime.

Questo è l’essenziale, il resto è contorno. E bisogna che il secondo non soffochi il primo con una tempesta di messaggi e suggestioni fuorvianti anche se “attuali”. “Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura” (Admirabilesignum,1).

E’ questo quanto ci ispira il presepe oggi presente in Piazza San Pietro in Vaticano? Esso stesso, nella sua estetica ricorda l’esperienza di Greccio o il grande Mazinga Z?

L’angelo che domina la sacra famiglia, simile aduna mummia, al centro del petto ha una X, come nei sarcofagi egiziani; un simbolo ricorrente della divinità di Osiride.

Quale messaggio natalizio vorrebbe esprimere? E il guerriero con il teschio sull’elmo? E l’astronauta che fi fa? Questo presepe risale agli anni 70; di quale attualizzazione parliamo, di una vecchia di mezzo secolo? Omettendo gli altri dettagli, rimane il senso di una freddezza ed una estraneità al mistero dell’Incarnazione che aggiungono confusione a confusione nel già confuso popolo di Dio. Chi opera queste scelte e perché?

Eppure “Il Papa alla fine dell’Angelus ha poi invitato i fedeli a visitare la mostra dei Cento Presepi che quest’anno, per prevenire i contagi da Covid, è stata allestita all’aperto sotto il colonnato del Bernini. “I presepi sono una grande catechesi della nostra fede”, ha indicato. Bergoglio ha precisato più voltesotto il colonnato” riferendosi alla mostra promossa dal Pontificio consiglio per la Nuova evangelizzazione.” (Avvenire, 21.12.2020). Si è dimenticato di quello presente sotto di lui in piazza San Pietro?

Ma, nonostante il tempo difficile che viviamo, non stanchiamoci di contemplare il presepe, coglierne la bellezza ed il calore, in modo che “ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia” (Vita prima, Fonti Francescane, 86, p. 479). Ed il 2021, qualunque croce ci presenti, venga vissuto nella gioia che nasce dalla certezza che Dio ci ama in modo umanamente folle! È questo l’augurio di Informazione Cattolica.

 


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